Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco
La qualificata e affidabile informazione normativa sulla gestione dei rifiuti

Rifiuti 2015 - Quesiti e risposte

Raccolta sistematica e ragionata dei Quesiti risolti dalla Rivista Rifiuti – Bollettino di informazione normativa

a cura di Paola Ficco
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uscita: novembre 2015
numero pagine: 408
ISBN: 9788866271840
formato: 15 x 21 cm
28,00 euro

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Quesiti sui rifiuti

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Quesito del mese

Deposito temporaneo: la disciplina intertemporale


A seguito dell’entrata in vigore della legge di conversione del Dl 34/2020 sono state abrogate le deroghe relative alla tenuta del deposito temporaneo dei rifiuti; il quesito riguarda in particolare il limite temporale massimo per avviare i rifiuti a recupero o smaltimento (un anno e poi 18 mesi ricondotti a un anno). Si chiede pertanto chiarezza riguardo ai seguenti casi:
– un’azienda che ha prodotto un rifiuto a maggio 2019, grazie alla modifica prevista dal Dl 18 del 17 marzo 2020, ha visto posticipare l’obbligo di avvio a recupero o smaltimento da maggio 2020 a novembre 2020. A seguito dell’abrogazione, dal 19 luglio 2020 l’azienda si trova ad avere in deposito rifiuti che hanno superato il limite dei 12 mesi: potrà comunque effettuare lo smaltimento entro novembre 2020 oppure dovrà procedere con lo scarico il prima possibile, rimanendo nel frattempo passibile di sanzione?
– Un’azienda che ha prodotto un rifiuto a luglio 2019, grazie alla modifica prevista dal Dl 18 del 17 marzo 2020, ha visto posticipare l’obbligo di avvio a recupero o smaltimento da luglio 2020 a gennaio 2021. A seguito dell’abrogazione, l’azienda è obbligata ad organizzare l’avvio a recupero o smaltimento nel più breve tempo possibile, dato che, senza preavviso, la norma ha anticipato l’obbligo di 6 mesi?

Si può ritenere che il limite dei 12 mesi si possa applicare solo ai rifiuti prodotti dopo il 19 luglio 2020, mentre per i rifiuti prodotti fino al 18 luglio 2020 resta valido il termine dei 18 mesi?

Risponde Paola Ficco

Il Dl 34/2020 (legge 77/2020 – cd. “Cura Italia”) con l’articolo 228-bis ha abrogato la modifica al deposito temporaneo introdotta dall’articolo 113-bis, Dl 18/2020 (legge 27/2020 cd. “Rilancio”). La modifica è stata introdotta in sede di conversione e vigente dal 4 aprile 2020 fino al 18 luglio 2020, mentre il 19 luglio è entrata in vigore l’indicata abrogazione. Va ricordato che, come noto, qualcuno ha ritenuto che la (abrogata) modifica alla disciplina del deposito temporaneo fosse una norma temporanea poiché legata all’emergenza Covid-19 come evocata nel titolo della legge. Il che, semplicemente, non è; infatti, sin troppo noto è che “rubrica legis non est lex”. Quindi, il titolo di una legge non ha valore di legge né rileva a fini esegetici e interpretativi. Ciò premesso, nel caso di cui è quesito, si è dinanzi ad una norma introdotta con un Dl oggetto di apposita legge di conversione che, dopo qualche tempo, è stata abrogata. La norma abrogativa non ha introdotto alcun regime di carattere transitorio quindi, occorre ragionare usando le regole di carattere generale. La norma fondamentale in ordine all’abrogazione delle leggi risiede nell’articolo 15 delle “Preleggi” (Disposizioni sulla legge in generale) che disciplina il fenomeno della successione della legge nel tempo, stabilendo che la nuova legge abroga la precedente in alcuni casi specifici. Tra questi, si ha anche il caso dell’abrogazione espressa da parte del legislatore, come nel caso di cui è quesito. L’abrogazione di una norma ha efficacia “ex nunc” cioè dal momento in cui entra in vigore. Quindi, a decorrere da tale data, la norma abrogata non produce effetti per il futuro; tuttavia, tale norma abrogata continua a disciplinare i fatti che si sono verificati prima dell’abrogazione espressa (tranne nel caso in cui la legge abrogatrice sia retroattiva, in omaggio ad esempio al principio del favor rei). Il fatto che rileva ai fini del deposito temporaneo (e della risposta al quesito) è la scadenza del termine massimo di giacenza portato da un anno a 18 mesi (e poi abrogato). Non si è verificata una abolitio criminis (ex articolo 2, comma 2, C.p.), ma una semplice abrogatio sine abolitione. Infatti, è stata abrogata la disposizione più favorevole ma persiste la illiceità penale della condotta posta in essere in violazione delle regole del deposito temporaneo. Poiché la mancata osservanza delle regole relative al deposito temporaneo produce immediati effetti di carattere sanzionatorio in derivazione di norme di rilevanza penale, vanno ricordati i principi di irretroattività delle norme incriminatrici e di retroattività della legge più favorevole (i quali fondano il regime intertemporale delle norme penali) e che produrranno i propri effetti anche sul piano processuale. La norma abrogata, pur suscettibile dell’osservanza di un serie di limiti, era sicuramente più favorevole 1 e offre l’occasione per ricordare che nel diritto penale sostanziale l’articolo 25, comma 2, Cost. e l’articolo 2 C.p. stabiliscono il principio della irretroattività delle norme sfavorevoli al reo (cd. norme “in malam partem”). Per converso, in applicazione del principio del “favor rei”, se la legge penale muta in senso favorevole al reo, tale legge si applica anche retroattivamente. Ai sensi dell’articolo 2, commi 2 e 3, C.p. nessuno può essere punito per un fatto che secondo una legge successiva non integra gli estremi di un reato e cessano gli effetti e l’esecuzione di una condanna, ove intervenuta. Non solo, in caso di condanna a pena detentiva, se la legge successiva contempla solo la pena pecuniaria, la pena detentiva si traduce in pena pecuniaria. Ai sensi dell’articolo 2, comma 4, C.p. se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le successive sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile (articolo 2, comma 4 c.p.) 2. Tale principio non si applica alle leggi eccezionali e temporanee e, come detto, la norma sul deposito temporaneo (ora abrogata) non era dotata di tali caratteristiche. Il che consente l’applicazione dei principi sopra enunciati. Pertanto, nel ricordare che la norma più favorevole (e abrogata) è stata vigente dal 4 aprile 2020 fino al 18 luglio 2020 si ritiene che – con riferimento al caso n. 1, se il periodo in precedenza consentito di raggruppamento, pari a un anno, è scaduto durante la vigenza della legge abrogata che lo ha aumentato a 18 mesi (portandolo nel caso di specie da maggio 2020 a novembre 2020), il deposito mantiene la sua regolarità fino al mese di novembre 2020 (scadenza dei 18 mesi); – con riferimento al caso n. 2, se il periodo di un anno in precedenza consentito per il raggruppamento, è scaduto entro il 18 luglio 2020 si applica la soluzione già indicata con prolungamento del periodo di giacenza fino a 18 mesi (18 gennaio 2021); se, invece, tale periodo di un anno è scaduto a decorrere dal 19 luglio 2020 si riespande la previsione iniziale del periodo di un anno e l’azienda deve organizzare l’avvio a recupero o smaltimento. Quindi, fermo restando che la risposta al secondo quesito è positiva e che la norma non deve dare preavvisi (oltre alla sua generale vacatio), resta il fatto che la situazione pone, ancora una volta, con forza, la questione della necessità di prevedere la disciplina dei periodi transitori.

Tratto da: Rifiuti n. 286 agosto-settembre 2020

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