Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

Coronavirus, una guerra senza guerra che, come tutte le guerre, scatena il meglio e il peggio di una società già malata di per sé.
Il virus, un nemico che c’è ma che è troppo piccolo per vederlo. Questa sua invisibilità, ad onta delle evidenze scientifiche, ha generato divieti che dissimulano non divieti. Con perdite di tempo inaccettabili per una seria battaglia contro l’insidia strisciante. Del resto, è nello spirito italico un certo superficiale e incosciente fatalismo che, come diceva Winston Churchill, portava gli italiani in guerra come se andassero allo stadio e allo stadio come in guerra.
Nella segregazione domiciliare di ciascuno, ci si è inventato l’eroe da balcone, che ingaggia subito una gara per chi mette l’altoparlante più potente o si esibisce per postarsi sui social. E mentre ci si accorge di non ricordare più le parole di “Fratelli d’Italia”, la si sostituisce con un meno marziale “Azzurro” o con un più ibrido “Volare”. Il mondo liquido. Tutto appare sfuggente, tranne il fatto che i continui crolli della Borsa mettono a rischio i nostri asset strategici. Già messi a durissima prova da una legislazione ambientale abusata per depotenziarli e abbatterli.
In questa guerra fuori dagli schemi sembra di scorgere una risposta al frenetico vortice di illusioni e obblighi che segna(va)no le nostre giornate. Come si dice in tutte le guerre, in tutti i lutti, in tutte le grandi prove, dopo, quando sarà finita, “nulla sarà più come prima”. Certo, perché le divisioni culturali, religiose, sociali e politiche, anziché ritirarsi sullo sfondo torneranno violentemente alla ribalta. Si comincia oggi, con la sospensione dello spazio Schengen e il blocco di flussi dall’esterno. L’Europa colpita dal virus capitola sulla libera circolazione di merci e persone; rinuncia così a uno dei suoi pilastri fondanti per combattere questa guerra fuori dagli schemi.
Asimmetrie e incognite che non si curano, come un’amputazione, come una morte in una corsia solitaria, come un funerale senza rito. Il virus infinitamente piccolo e infinitamente grande, così grande che blocca il nostro sentimento di reazione e ci anestetizza. Così occorre scegliere chi curare e chi salvare. Allocazione di risorse scarse, scelte tragiche.
Nel disordine di questi giorni, i piani straordinari del Governo (ancora una volta) non si occupano della gestione dei rifiuti (a parte la proroga del Mud e del pagamento dei diritti all’Albo al 30 giugno 2020). I rifiuti sono spesso branditi come armi per giustificare la transizione, la resilienza, la circolarità della materia, la faccia feroce dello Stato che punisce il reato ambientale, ma mai sono considerati quello che sono: la materia prima del fondamentale comparto produttivo dello smaltimento e del riciclo. Un comparto sempre guardato con malcelato sospetto, proviamo a immaginare se non ci fosse. È, invece, un’attività di pubblico interesse che andrebbe, finalmente, dichiarata tale.
Nel boom dei rifiuti sanitari, che si aggiungono agli altri, della tutela delle imprese di settore nessuno sembra occuparsi. Occorre chiarire definitivamente a livello nazionale, come già è in Regione Lombardia, che le attività di gestione dei rifiuti sono escluse dalle restrizioni decretate per il virus, anche se tali attività interessano territori diversi. In caso contrario, vi saranno fin troppo prevedibili blocchi in punti della filiera di trattamento dei rifiuti che, come emboli, impediranno il regolare fluire delle attività.
Davanti ai cumuli lungo le strade, agli odori, agli animali, cosa suggerirà allora il climax  vocale dei nostri balconi?
Difficile dirlo, ma proprio quei balconi potranno diventare il luogo di tutte le trame possibili per dar voce all’impossibile da comprendere.