Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Senza End of Waste l’economia circolare è una bufala!”. Qualcuno ricorderà lo striscione disteso davanti al Ministro dell’ambiente, ad Ecomondo, in occasione dell’apertura degli Stati generali della Green Economy 2018, con cui UNICIRCULAR ha denunciato la mancata soluzione al problema “End of Waste” a nove mesi dalla sentenza del Consiglio di Stato che lo aveva scatenato, bloccando le autorizzazioni regionali “caso per caso”.
Cinque mesi dopo, nello “Sblocca Cantieri” è stata inserita una disposizione che, nelle intenzioni del Governo e del Parlamento, doveva dare soluzione al problema: con un emendamento è arrivato il chiarimento secondo cui le Regioni non hanno competenza autonoma per i criteri per la cessazione del rifiuto, che invece spetta allo Stato. E quindi, nel rilascio o nel rinnovo delle autorizzazioni ordinarie, esse non possono discostarsi dalle norme generali per il recupero (presenti nel Dm 5 febbraio 1998 e decreti analoghi), riguardanti: rifiuti in ingresso, materiali in uscita, processi di recupero, limiti e condizioni gestionali dell’impianto. Praticamente tutto, o quasi.
UNICIRCULAR è stata la prima tra le associazioni industriali a denunciare, ancora una volta, che non è questa la strada per promuovere riciclo ed economia circolare. Denuncia condivisa e fatta propria, il 25 luglio scorso, da più di 50 organizzazioni del settore, che hanno rivolto un appello alle istituzioni per trovare una soluzione al blocco delle operazioni di riciclo dei rifiuti in Italia.
La questione è semplice, se non banale: le norme tecniche generali sul recupero di cui attualmente disponiamo, pur avendo avuto e avendo tuttora un ruolo fondamentale per lo sviluppo del riciclo, sono ormai obsolete, in quanto superate dall’aggiornamento delle disposizioni tecniche di settore e delle tecnologie; sono norme incomplete e, per certi versi, inapplicabili. Per risultare utili e pienamente applicabili, esse avrebbero bisogno di un’opera ciclopica di manutenzione, correzione, adeguamento, completamento, che comunque, quand’anche fosse intrapresa, non riuscirebbe a coprire tutta l’area dell’eco-innovazione, in fluida e multiforme evoluzione.
L’Italia dovrebbe dotarsi di un pacchetto di strumenti normativi che garantisca certezza ed omogeneità al sistema autorizzativo, ma senza privarlo di elasticità. Anche le imprese del riciclo gradirebbero regole End of Waste uguali in tutta Italia, se non addirittura in tutta Europa, per evidenti motivi di concorrenza e di mercato: ma la realtà dei fatti mostra che ad oggi sono stati emanati solo pochissimi regolamenti EoW a livello europeo o nazionale, mentre ne servirebbero decine. Pertanto, accanto ad una rapida accelerazione dei lavori ministeriali per l’adozione dei numerosi decreti ancora in stand-by, serve mantenere l’articolazione, disegnata con tratto opportunamente flessibile dalla nuova direttiva europea sui rifiuti, costituita da regolamenti europei, atti nazionali e, in via residuale e transitoria, autorizzazioni caso per caso per l’End of Waste.
Il quadro normativo delineato dallo Sblocca Cantieri si traduce invece solo in una barriera alla prosecuzione di attività esistenti (le cui autorizzazioni stanno progressivamente venendo a scadenza) e alla realizzazione di nuovi impianti che, evidentemente, sono considerati da qualcuno come non necessari (forse perché ritiene sia più facile esportare rifiuti?).
E qui si innesta la questione di fondo: l’auspicato sviluppo di un modello economico circolare non deve essere utilizzato in modo demagogico per sostenere che non sono o non saranno più necessari impianti tecnologici per la gestione dei prodotti post-consumo e degli scarti. Esattamente al contrario, maggiore sarà lo sviluppo dell’economia circolare, maggiore sarà la necessità di disporre, in ogni filiera, di più impianti specializzati di “de-produzione” che trasformino quel che residua dai cicli produttivi e di consumo in risorsa per la collettività e per l’economia.
Mentre impariamo a produrre meno rifiuti grazie all’educazione alla prevenzione e ad una progettazione dei prodotti più attenta all’uso razionale delle risorse, servono impianti per riciclare e recuperare i rifiuti che tutti ancora produciamo, nonché per smaltire gli scarti non riciclabili. La scelta circolare va comunicata e condivisa con l’opinione pubblica che ne deve accettare le conseguenze organizzative.
Partendo dalla solida base dell’industria del riciclo di cui l’EoW rappresenta il presupposto logico, giuridico ed operativo, crediamo sia possibile formulare una nuova visione strategica nazionale per la gestione dei rifiuti in chiave di economia circolare, in cui tutti gli anelli economici e sociali siano attivamente coinvolti e responsabilizzati. Un processo non banale, ma in qualche modo obbligato dalle circostanze in cui oggi ci troviamo e dagli obiettivi che ci attendono come società circolare e de-carbonizzata, che si fanno sempre più vicini.