Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Il summit Onu sui cambiamenti climatici che si è tenuto il 23 settembre 2019 ha visto l’impegno di 65 Paesi a tagliare le emissioni di gas serra allo zero netto entro il 2050 come richiesto dall’ultimo rapporto del’Ipcc (il gruppo di scienziati Onu sul clima), mentre 70 Paesi hanno annunciato che aumenteranno i loro piani d’azione entro il 2020 o hanno iniziato il processo per farlo.
Un risultato forse sotto le aspettative visti i mancati impegni di grandi Paesi come Usa e Cina, paiono ancora lontane iniziative decisive per attuare l’Accordo di Parigi sul clima del 2015 che impegnava i Paesi firmatari a porre in essere azioni concrete dirette all’abbattimento delle emissioni e al contenimento dell’innalzamento della temperatura del globo.
Il futuro da molti prospettato del collassamento dell’ecosistema in tutte le sue componenti naturali, fisiche, umane ed economiche impone scelte non più rinviabili.
La desertificazione del territorio, le catastrofi naturali irrimediabili, il riscaldamento degli oceani e lo scioglimento dei ghiacciai, le nuove povertà, le migrazioni climatiche e l’aumento delle patologie dovute all’inquinamento disegnano uno scenario drammatico contro il quale occorrono azioni decise.
È evidente l’urgenza di agire a livello Paese per tradurre in azioni concrete gli impegni per la lotta al cambiamento climatico, per l’abbattimento delle emissioni climalteranti, per una società a basse emissioni di carbonio e un’economia sostenibile e circolare.
L’unico modo per superare la crisi economica del 2008 dalla quale l’Italia non sembra ancora uscita è puntare su una nuova economia, che coniughi sviluppo senza distruzione del pianeta, imponendo un modello economico basato sulla prevenzione, sul recupero e il riciclo, sulla ecoprogettazione e sulla riduzione dello spreco delle risorse.
Il modello economico sostenibile e circolare può essere realizzato solo con l’azione sinergica di tutti gli attori in gioco, dai decisori politici, chiamati a dare concretezza agli impegni sul clima con appropriati provvedimenti normativi, alle imprese chiamate a implementare nuovi processi produttivi e sviluppare un nuovo modo di progettare i prodotti, ai Consorzi del riciclo e recupero.
La gestione degli oli e dei grassi vegetali esausti può concretamente rientrare nel modello economico di sviluppo sostenibile e circolare se il Conoe sarà messo nelle condizioni di esplicare pienamente le funzioni di organizzare, tracciare e rigenerare gli oli esausti prodotti dalle famiglie e dalle attività professionali.
L’obiettivo a medio termine del Consorzio può essere quello di raccogliere circa 260 mila tonnellate di rifiuto interamente riutilizzabile, in seguito al processo di recupero previsto dalle norme tecniche, da destinare prevalentemente alla produzione di biodiesel.
Da questa attività può derivare una diminuzione delle importazioni di combustibile fossile di pari entità e quindi un abbattimento delle emissioni climalteranti e dannose per la salute di oltre 700 mila tonnellate anno: massimizzare la raccolta e il recupero per minimizzare gli impatti ambientali e garantire legalità e salute.