Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Mentre l’Italia sta ancora faticosamente cercando di definire la propria ricetta per l’economia circolare, le imprese hanno iniziato da tempo a sfornare il proprio contributo, intuendo ed adottando, senza indicazioni politiche chiare, la propria ricetta giusta.
E così, pur in assenza di un quadro strategico e legislativo coerente, i numeri dell’Italia crescono e raggiungono primati. Finché, però, a queste imprese che si stanno attrezzando, portando avanti progetti e investimenti, non vengono perfino sottratti gli ingredienti di base.
È possibile sintetizzare così quanto sta accadendo, da oltre un anno e mezzo, sull’end of waste, un elemento fondamentale per lo sviluppo dell’economia circolare che viene di fatto bloccato e reso inapplicabile.
Si tratta, purtroppo, di uno dei molti casi di legislazione contraddittoria che, attraverso regole rigide e incoerenti, pensa di tutelare meglio l’ambiente ottenendo proprio il risultato opposto, ossia quello di bloccare un sistema virtuoso di imprese, anche piccole, che si sono impegnate per dare il proprio contributo all’economia circolare.
Per le piccole imprese, bloccare la filiera del riciclo ha molteplici ripercussioni.
Prima di tutto, se il sistema impiantistico non è adeguato, diventa più complicato gestire correttamente i propri rifiuti e i costi lievitano. È utile sottolineare in proposito che la quota di recupero dei rifiuti prodotti dalle micro e piccole imprese porta dei risultati assolutamente positivi rispetto agli obiettivi di economia circolare, con un trend in crescita che rischia, con queste condizioni, di essere invertito.
Tutto questo contribuisce a penalizzare sotto il profilo della concorrenza le imprese che operano secondo i principi della legalità e della sostenibilità rispetto a chi, invece, opera avvantaggiandosi di comportamenti meno trasparenti.
Inoltre, abbiamo contezza di molte nostre piccole imprese che operano attivamente nel settore del riciclo che hanno subito direttamente le ripercussioni del quadro contraddittorio introdotto con l’entrata in vigore della norma approvata con il Decreto c.d. “sblocca cantieri”: conferenze dei servizi sospese perché le regioni non sanno quali orientamenti adottare, progetti di investimento bloccati poiché appartenenti ad una delle fattispecie non rientranti nel nuovo articolo 184-ter del codice ambientale, e così via. Si tratta di potenziali investimenti che rischiano di essere persi.
La soluzione di compromesso emersa in sede di conversione del DL “crisi aziendali”, se da un lato ripristina la possibilità per le regioni di autorizzare caso per caso in coerenza con i criteri europei, dall’altro prevede un meccanismo di controllo a campione estremamente farraginoso e difficilmente attuabile. In sostanza, è come se in campo ambientale qualsiasi semplificazione venga vista come un demone da evitare a qualsiasi costo piuttosto che come opportunità di rilancio dell’economia circolare.
Quanto accaduto finora ci ha insegnato che non è pensabile affrontare questioni così strategiche con soluzioni intermedie che contribuiscono ad aumentare la confusione tra imprese e regioni: d’altronde, l’Europa ci ha già indicato la strada da percorrere.
Come possiamo chiedere alle imprese di investire e dare il proprio contributo all’economia circolare se il quadro normativo spinge in una direzione diversa?
Ci sono alcune leve che da tempo la CNA sollecita come elementi imprescindibili per consentire alle imprese di affrontare vincenti questa transizione: in pratica, la nostra ricetta. Tra questi, un quadro normativo coerente, una adeguata dotazione infrastrutturale e impiantistica, ed un quadro funzionale allo sviluppo del riciclo rappresentano punti essenziali.
Più in generale, occorre acquisire in maniera più netta una consapevolezza politica in grado di spingere il Paese in maniera decisa verso la sostenibilità ambientale, traguardando concretamente una transizione complessiva che comprenda economia circolare, decarbonizzazione e green economy.