Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Il settore del riciclo organico costituisce ormai l’asse portante del sistema del recupero e riciclo nazionale del rifiuto urbano. Tuttavia, si rilevano delle criticità strutturali che possiamo in questa breve nota descrivere sinteticamente.
Il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Pacchetto sull’Economia Circolare (citiamo tra i principali la raccolta differenziata del bio-rifiuto estesa a tutta la popolazione e l’obiettivo del 65% di effettivo riciclo del rifiuto urbano), implicherà:
1. la generazione, entro il 2023, e su tutto il territorio nazionale, di circa 2 milioni di t/anno di rifiuti organici oltre a quelli già prodotti ad oggi;
2. la necessità di individuare sistemi di trattamento che possano garantirne l’effettivo riciclo.
Considerato che alcuni territori italiani non hanno ancora introdotto la raccolta differenziata della frazione organica (ci riferiamo soprattutto alle regioni del centro e del sud, ma anche ad alcuni comprensori del nord, come la Liguria) e, anche se introdotta (vedi Campania e alcune zone della Puglia, ecc.), non hanno sviluppato un’adeguata rete impiantistica, è estremamente urgente individuare a livello centrale una strategia nazionale per la creazione di un sistema impiantistico adeguato.
Nei territori con deficit impiantistico è necessario canalizzare gli investimenti infrastrutturali in maniera prioritaria per la realizzazione di impianti di recupero del rifiuto organico e contemporaneamente avviare strategie nazionali di valorizzazione/commercializzazione del compost presso il settore agricolo, floro-vivaistico, forestale e paesaggistico, così come incentivare l’impiego negli “acquisti verdi” come Green Public Procurement.
È necessario anche assecondare gli ultimi orientamenti industriali promuovendo l’evoluzione impiantistica anche verso la produzione di biometano per il trasporto e/o da immettere in rete.
Proprio la produzione di biometano negli impianti di digestione anaerobica necessita di uno sblocco normativo che faccia chiarezza sullo status di End of Waste. Esistono norme tecniche che ne definiscono le caratteristiche come biocarburante avanzato, ma alcune interpretazioni normative di fatto bloccano le nuove autorizzazioni.
Un’altra istanza che si sta facendo via via più urgente è la diffusione di manufatti monouso compostabili.
Questo porterà ad alcune sicure criticità che dovranno essere debitamente governate al fine di evitare che venga messa in crisi l’intera filiera del recupero dei rifiuti organici, che oggi garantisce la gestione di quasi 7.000.000 di tonnellate di rifiuti.
Queste le principali criticità che si presenteranno:
• la confusione che si genererà nei cittadini-consumatori artefici della raccolta differenziata, derivante dalla compresenza sul mercato di manufatti compostabili e di quelli realizzati in materiali plastici convenzionali. La conseguenza sarà il rischio di un forte trascinamento di questi ultimi nella raccolta differenziata dei rifiuti organici, con un conseguente pesante decadimento della qualità della stessa. A questa difficoltà di riconoscimento sono naturalmente soggetti anche gli operatori che effettuano le raccolte e gli addetti al riciclo dei rifiuti organici;
• la presenza di “manufatti compostabili” non certificati con lo standard unificato UNI EN 13432 porterà ad un pericoloso decadimento della qualità delle raccolte differenziate ed un conseguente pesante aggravio dei costi dell’intera filiera del recupero del rifiuto organico che ricadrebbe inevitabilmente sulle spalle dei cittadini;
• l’aumento dei quantitativi relativi di manufatti compostabili delle più diverse fogge e dimensioni negli scarti di cucina, fino ad oggi presenti in quantitativi quasi trascurabili, avrà come inevitabile conseguenza un significativo cambiamento delle caratteristiche merceologiche e fisiche dei rifiuti organici che gli impianti devono trattare. Dovranno certamente essere messi in atto adeguamenti tecnici e procedurali per gestire al meglio questi cambiamenti; tali adeguamenti necessiteranno, oltre che di investimenti, anche di collaborazione tra tutti i rappresentanti della filiera (produttori dei manufatti, grande distribuzione, consumatori, amministratori pubblici, aziende di raccolta, impianti di riciclo).
In previsione del recepimento della direttiva Europea SUP (Single Use Plastics) si ritiene fondamentale che:
• i manufatti compostabili abbiano una immediata e facile riconoscibilità attraverso l’apposizione di uno specifico simbolo che identifichi la filiera di recupero a cui devono essere avviati; potranno beneficiare nelle varie fasi del ciclo sia il cittadino, sia il raccoglitore che, al termine del percorso, il compostatore;
• si lavori sull’ “ecodesign”, di cui si parla spesso, per facilitare il recupero/riciclo di un manufatto immesso al consumo;
• vengano messe a disposizione le necessarie risorse per una capillare ed efficace informazione ai cittadini sulle novità provocate dalla Direttiva Europea;
• il rilascio del simbolo identificativo deve essere previsto all’interno di un percorso definito che garantisca almeno la presenza dei necessari requisiti di compatibilità con il sistema del compostaggio industriale, primo fra tutti la certificazione secondo lo standard europeo EN 13432;
• vengano previste adeguate risorse per effettuare gli eventuali investimenti che gli impianti di compostaggio dovranno affrontare per far fronte al cambiamento delle caratteristiche merceologiche e fisiche dei rifiuti organici prodotto dall’aumentata presenza dei nuovi manufatti compostabili.