Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Rubriche


La Rubrica si propone di offrire un supporto operativo alla soluzione dei numerosi problemi interpretativi ed applicativi che sorgono nella produzione, nella gestione e nel controllo dei rifiuti.
La Rubrica non esercita attività di consulenza, diretta o indiretta, e non fornisce supporto a privati per motivi personali.
I Curatori risponderanno solo a quesiti ritenuti, a loro insindacabile giudizio, di valenza generale.
Ciò al fine di operare una collaborazione culturale e conoscitiva con il Pubblico direttamente coinvolto con le tematiche specifiche.
Il servizio fornito dalla Rubrica è gratuito ed è riservato agli abbonati alla Rivista (sia cartacea che on line); pertanto si prega di evidenziare nel quesito il nome del soggetto intestatario dell'abbonamento.
I quesiti (la cui formulazione deve essere chiara, grammaticamente corretta e non deve superare le 10 righe) ritenuti meritevoli di risposta possono essere inviati al seguente indirizzo quesiti@rivistarifiuti.it e troveranno risposta, ogni mese, su queste pagine.


671. Aia, se il depuratore gode della deroga “automatica”, prevale la legge speciale (Parte III Codice ambientale)

Parole chiave:

Autorizzazioni

Il Gestore del servizio idrico integrato che riceve presso un proprio impianto di depurazione, con adeguata capacità residua, rifiuti liquidi ai sensi dell’articolo 110, comma 3, Dlgs 152/2006 per un quantitativo maggiore di 50 tonnellate al giorno, è soggetto ad autorizzazione integrata ambientale?

risponde Paola Ficco
672. Ambulanti e rifiuti, un traffico illecito che nessun Legislatore si decide a sopprimere

Parole chiave:

Traffico illecito

Un’impresa di autoriparazione, e quindi un qualsiasi produttore di rifiuti speciali, durante le attività tipiche della propria impresa produce rifiuti che possono avere quotazione sul mercato, di solito rifiuti costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi, batterie al piombo, eccetera. Si chiede di conoscere se l’impresa di autoriparazione possa cedere tali rifiuti, che si ripete sono suscettibili di valutazione economica, dietro compenso, ad imprese esercenti l’attività di ambulante itinerante di rifiuti regolarmente autorizzati, ai sensi del comma 5 dell’articolo 266 del Dlgs 152/2006, dal Comune nel quale hanno sede.

risponde Paola Ficco
673. Cer, per l’attribuzione è decisiva la provenienza

Parole chiave:

Classificazione e CER

Per il rifiuto costituito da tronchi d’albero (tagli per potatura o per fortunali che distruggono piante ad alto fusto) ci viene proposto il Cer 200138 (legno) e non l’usuale Cer 200201 (rifiuti biodegradabili).
La classificazione con 200138 permette al rifiuto di essere gestito da impianti che prevalentemente lavorano legno da mobilia e che possono tecnicamente trattare anche il legno da tronchi (purché privo di foglie); il Cer 200201 invece indirizza verso impianti di trattamento della frazione compostabile che di solito non trattano i tronchi così grandi e quindi li rifiutano per la grossezza dei fusti (e la difficile compostabilità).
Ritenete sia possibile la classificazione con 200138?

risponde Paola Ficco
674. Discariche, no ad un unico controllo visivo con telecamere

Parole chiave:

Discariche

I rifiuti in ingresso in discarica ai sensi dell’articolo 11, comma 3, lettera c) del Dlgs 36/2003 e all’articolo 4 del Dm 27 settembre 2010, devono essere sottoposti a controllo visivo prima e dopo lo scarico.
Si chiede se è possibile effettuare il controllo visivo prima dello scarico sull’organo di pesatura mediante apparecchiature video.

risponde Paola Ficco
675. Polieco, la legge individua con chiarezza i soggetti obbligati e quelli facoltizzati all’adesione

Parole chiave:

Temi trasversali

Il trasportatore e il recuperatore di rifiuti di beni in polietilene sono obbligati all’iscrizione al Consorzio Polieco?

risponde Paola Ficco
676. Sistri, la sospensione del “Dl Sviluppo” incide su tutti gli adempimenti

Molte aziende che svolgono trasporto rifiuti (pertanto iscritte all’Albo gestori ambientali) e che si sono ovviamente iscritte anche al Sistri, hanno scelto, nell’attesa di vedere l’effettivo evolversi delle vicende legate al Sistri, di iscrivere, con conseguente richiesta delle relative black box, solo parte dei loro mezzi già iscritti all’Albo, pur continuando ad utilizzarli tutti.
Dal 25 dicembre 2010, è vigente il comma 9 dell’articolo 212, Dlgs 152/2006. Tuttavia, l’Albo non ha ancora provveduto formalmente alla sospensione dei mezzi iscritti all’Albo stesso, ma non al Sistri (ancora privo di operatività); si chiede:
1) i trasportatori iscritti al Sistri che non hanno iscritto tutti i mezzi, possono legittimamente utilizzare tali mezzi privi di black box per il trasporto rifiuti?
2) un soggetto che svolge recupero/smaltimento rifiuti, in questa fase di “sospensione” del Sistri, può legittimamente accettare conferimenti eseguiti con mezzi iscritti solamente all’Albo Gestori, ma per i quali non è ancora stata richiesta la black box?

risponde Paola Ficco
677. Terre e rocce, le esclusioni dal “Codice ambientale”

Parole chiave:

Terre e rocce da scavo

Le esclusioni di cui all’articolo 185, comma 1, lettera c), Dlgs 152/2006, in particolare quella riferita a “il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato”, può riferirsi anche a materiale (roccioso o materiali sciolti di detrizione e accumulo) interessato dalla presenza naturale di amianto (cd. “Pietre Verdi”)? Cioè: l’espressione “altro materiale allo stato naturale” può intendersi riferita a rocce o terre caratterizzate da valori di concentrazione di amianto superiore ai limiti normativi, ove tali superamenti siano attribuibili senza incertezze alla natura stessa dei materiali?

risponde Paola Ficco
678. Terre e rocce, il regime di favore va sempre dimostrato; diversamente restano rifiuti

Parole chiave:

Terre e rocce da scavo

Ove l’amianto naturalmente presente in un terreno, con superamento dei valori di concentrazione, dovesse essere impiegato al di fuori del sito di estrazione, si ricadrebbe a tutti gli effetti nei casi previsti dall’articolo 186, Dlgs 152/2006. A questo punto, però, la sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 186, comma 1, lettera f) (“In particolare deve essere dimostrato che il materiale da utilizzare non è contaminato con riferimento alla destinazione d’uso del medesimo, nonché la compatibilità di detto materiale con il sito di destinazione”) deve essere dimostrata? Il fatto è che, nel caso dell’amianto, non esiste la differenziazione tra “colonna A” e “colonna B” per le Csc, e di conseguenza la compatibilità di un materiale che dovesse presentare valori di concentrazione di amianto superiori a 1000 ppm (o mg/kg) dovrebbe doversi escludere a priori, o tutt’al più limitarsi ad aree interessate dalla presenza delle stesse litologie caratterizzate dalla presenza di amianto naturale. Qual è il vostro parere in merito?

risponde Paola Ficco