Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco
La qualificata e affidabile informazione normativa sulla gestione dei rifiuti

Rifiuti 2015 - Quesiti e risposte

Raccolta sistematica e ragionata dei Quesiti risolti dalla Rivista Rifiuti – Bollettino di informazione normativa

a cura di Paola Ficco
Vai alla scheda del libro
uscita: novembre 2015
numero pagine: 408
ISBN: 9788866271840
formato: 15 x 21 cm
28,00 euro

Quesiti più letti negli ultimi 30 giorni

949Formulario, le possibili condotte in caso di smarrimento
1291Formulario: accettazione dei rifiuti e ipotesi a confronto
658Responsabilità del produttore, il certificato di avvenuto smaltimento può essere richiesto per contratto
1300Intermediario: non lo diventa chi subappalta il trasporto
1302Miscelazione: la confusione comunitaria e la superficialità nazionale
1260Pile al litio: rifiuti non pericolosi soggetti ad ADR. Non è strano e non l’unico caso
1298Formulario: la presenza della strada comunale impedisce di ravvisare due aree come fossero una sola
1290Deposito temporaneo: la Cassazione richiede una distanza minima tra il luogo di produzione e quello di raggruppamento
1299Registro: le sanzioni rispondono al cumulo materiale
1292Messa in riserva: non consente trattamento

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Quesiti sui rifiuti

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Ogni numero della rivista contiene la rubrica "Quesiti" con tutti gli interrogativi in materia di rifiuti sottoposti al Direttore della rivista, l'avvocato Paola Ficco.

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Quesito del mese

Ogni miscelazione comporta una diluizione (ossia un calo della percentuale di concentrazione delle sostanze pericolose). L’impianto intermedio che esegue un’attività autorizzata di miscelazione di rifiuti va qualificato come “nuovo produttore”; come tale è tenuto alla corretta classificazione e gestione della miscela.
Si chiede se è legittima la delibera regionale che per il rifiuto miscelato impone, da un lato, di cambiare il Cer e, dall’altro, di mantenere sempre le HP possedute dai rifiuti in ingresso inibendo la possibilità di attribuirne di nuove o diverse.
Si chiede inoltre se può ritenersi legittimo, e giustificato da esigenze ambientali, imporre di effettuare la miscelazione per lotti omogenei (di massimo 1.000 m3), e di caratterizzare (anche con analisi chimica) ogni singolo lotto

Risponde Claudio Rispoli

La prescrizione di cambiamento di codice (con attribuzione di uno del capitolo 19) nasce dalla impostazione dello stesso Elenco Europeo dei Rifiuti, per com’è stato concepito e realizzato, pertanto potrebbe essere ritenuta ridondante poiché non fa che ribadire uno dei principali criteri per l’attribuzione del codice. Ciò non è discutibile, pure se, l’ormai consolidata esperienza di uso dell’EER come strumento di disciplina della gestione dei rifiuti, ne ha ormai mostrato tutti i limiti e le incongruità e meriterebbe quindi le opportune riflessioni in sede comunitaria. È poi sempre il dettato normativo che impone al gestore, “nuovo produttore”, di procedere ad una classificazione “ex novo” del rifiuto prodotto, che è un rifiuto del tutto nuovo.
In base al caso specifico potrà evidenziare maggiori o minori affinità con i rifiuti che sono stati miscelati, ma è chiaro che sarà da valutarsi, appunto, “ex novo”. Imporre di mantenere tutte le HP dei rifiuti in origine (presupponendone la correttezza, e su questo ci sarebbe molto da dire) e, ove diverse, mantenendole tutte, non è conforme alle disposizioni vigenti e, paradossalmente, assolve il gestore proprio dal compiere la valutazione che invece è prescritta dal combinato disposto della Decisione 955/2014/Ce e del Regolamento (Ce) 1357/2014.
La caratterizzazione per lotti omogenei appare invece sensata anche con riferimento ai limiti quantitativi descritti (che però, espressi in questi termini, non facilmente misurabili, richiedono procedure operative e di verifica stringenti e ben documentate).
L’analisi chimica per lotto pure costituisce un valido elemento di controllo e di prevenzione, ma viene da chiedersi che scopo abbia visto che il rifiuto è già stato classificato (e “dotato” di HP) a priori per prescrizione autorizzativa.
La corretta valutazione conseguente all’analisi (cioè il giudizio di classificazione e l’eventuale attribuzione delle HP) risulta infatti del tutto inutile alla luce dell’obbligo di mantenere le HP originali.
Il ragionamento potrebbe proseguire valutando le inevitabili ricadute sui contenuti delle documentazioni di legge, cioè se e fino a che punto le HP “imposte” costituiscono “dati incompleti o inesatti” di cui all’articolo 258 comma 4, Dlgs 152/2006, ma questo ci porterebbe lontano.
La necessità di regolamentare la miscelazione si pone in evidente conflitto con il divieto di diluizione, conflitto del tutto irrisolto a livello comunitario e, di conseguenza, anche nella disciplina nazionale. Purtroppo, molte Autorità competenti intervengono in modo superficiale e (quantomeno) confuso a valle di questa situazione già di per sé complessa ed incerta.
La situazione descritta nel quesito è piuttosto diffusa e rappresenta l’ennesima applicazione distorta del principio di precauzione che, non solo non è giustificata da qualche vantaggio sul piano della salute o della tutela ambientale, ma è addirittura in contrasto col dettato normativo.
Sul tema si veda anche la risposta al quesito n. 1129 in questa Rivista, numero 7/2016.


Tratto da: Rifiuti n. 262 giugno 2018

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