Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco
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Rifiuti 2015 - Quesiti e risposte

Raccolta sistematica e ragionata dei Quesiti risolti dalla Rivista Rifiuti – Bollettino di informazione normativa

a cura di Paola Ficco
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uscita: novembre 2015
numero pagine: 408
ISBN: 9788866271840
formato: 15 x 21 cm
28,00 euro

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Quesiti sui rifiuti

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Quesito del mese


Nell’Aia di un impianto di recupero rifiuti per la produzione di aggregati per rilevati/sottofondi stradali e conglomerati cementizi (end of waste), l’autorità regionale ha posto, quale prescrizione sui rifiuti in ingresso all’impianto, ove non previsti dall’Allegato 1, Suballegato 1, Dm 5 febbraio 1998 per la specifica destinazione (rispettivamente produzione di “rilevati e sottofondi stradali” e “conglomerati cementizi”), la verifica e il rispetto dei limiti della Colonna B, Tabella 1, Allegato 5, Parte IV, Dlgs 152/2006, da intendersi esclusivamente quale “limite numerico” da riscontrarsi nell’analisi sul rifiuto “tal quale” (intesa come analisi di classificazione del rifiuto). L’imposizione di tale obbligo, non ha riscontro in alcun atto normativo, però rientrerebbe nella discrezionalità dell’ente regionale (c.d. “caso per caso”), trattandosi di rifiuti non disciplinati da uno specifico regolamento europeo o decreto nazionale per l’End of Waste (se non appunto, in via transitoria, dal Dm 5 febbraio 1998). Si chiede una Vostra cortese valutazione circa la correttezza tecnica, normativa e scientifica, relativamente all’applicazione di limiti (Colonna B), formulati dal Legislatore per la bonifica dei siti contaminanti, al recupero di rifiuti, solo quale “limite numerico” da verificarsi su un’analisi di classificazione del rifiuto.

Risponde Loredana Musmeci

In ordine al pronunciamento del Consiglio di Stato, si rinvia a P. Ficco “End of waste: una sentenza sbagliata che non ha rango di diritto consolidato” in questa Rivista n. 260 (4/2018) e F. Scalia “Il Consiglio di Stato “inceppa” gli ingranaggi dell’economia circolare” – ibidem n. 261 (5/2018).
Nel caso di cui è quesito, la P.a. ha stabilito (con il criterio del “caso per caso”), in sede di rilascio dell’Aia, che i rifiuti in ingresso all’impianto di recupero per la produzione di aggregati per rilevati/sottofondi stradali e conglomerati cementizi, debbano rispettare oltre i limiti riportati nell’Allegato 1, Suballegato 1, Dm 5 febbraio 1998 anche i limiti di Colonna B, Tabella 1, Allegato 5, Parte IV, Dlgs 152/2006.
Il caso di cui è quesito testimonia come, negli ultimi anni, si stia facendo una grande confusione tra standard di qualità delle matrici ambientali e standard di qualità dei rifiuti.
Si tratta di un errore tecnico decisamente grave; infatti, i valori limite della tabella 1, Allegato 5, Dlgs 152/2006, Parte IV, Titolo V (bonifiche suoli) sono stati derivati per una matrice ambientale quale il suolo. Rispetto al suolo, dunque, vi può essere una specifica esposizione da parte dei soggetti che ne fruiscono e non, certamente, per una matrice potenzialmente “inquinante” quale un rifiuto che, una volta recuperato, viene utilizzato per rilevati e sottofondi stradali.
Pertanto, l’incompatibilità delle due normative (Dlgs 152/2006 Parte IV Titolo V e Dm 5 febbraio 1998) è evidente: i valori indicati nella normativa sulle bonifiche si riferiscono esclusivamente ai suoli, per i quali si ipotizzano specifici scenari di esposizione umana, e non ai rifiuti da avviare al recupero.
Nonostante questo, nel caso di cui è quesito risiede nel fatto che viene richiesto il rispetto dei limiti della citata Colonna B ai rifiuti in ingresso; si sarebbe, eventualmente, potuto richiedere il rispetto di tali valori ai rifiuti già recuperati e avviati a riutilizzo per rilevati e sottofondi stradali, al fine di non ingenerare una situazione di potenziale contaminazione con il superamento delle Csc definite nella Colonna B della Tabella 1.
Tuttavia, si ricorda che il mero superamento delle Csc della Tabella 1 significa una condizione di potenziale contaminazione del sito e solo con il superamento della concentrazione soglia di rischio (Csr), a seguito di una specifica valutazione del rischio (analisi di rischio) sito specifica, si determina una contaminazione del sito.
In ogni caso, è opportuno ricordare che l’articolo 5, Dm 5 febbraio 1998, comma 2, lettera d-bis), stabilisce che in caso di recupero ambientale di rifiuti “in ogni caso, il contenuto dei contaminanti sia conforme a quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, in funzione della specifica destinazione d’uso”.
Al fine di valutare se, al caso di specie, si possa applicare tale previsione, l’elemento dirimente è la disamina del termine “recupero ambientale”; l’articolo 5, comma 1, Dm 5 febbraio 1998 lo definisce come “Le attività di recupero ambientale individuate nell’allegato 1 consistono nella restituzione di aree degradate ad usi produttivi o sociali attraverso rimodellamenti morfologici”.
Pertanto, per poter applicare i criteri del citato articolo 5, comma 1, si deve essere in presenza di un recupero morfologico di una area degradata, quale ad esempio una ex cava, oppure un rimodellamento morfologico di un alveo di fiume, ecc.
Nel caso in questione gli aggregati e i conglomerati cementizi prodotti vengono utilizzati per rilevati e sottofondi stradali, quindi non si è propriamente nel caso di un “recupero ambientale”. Tuttavia, in via cautelativa, la P.a., in assenza di specifici criteri per definire quando si è in presenza di un end of waste, può definire caso per caso le prescrizioni da prevedere nell’Aia.

In ogni caso, appare meno appropriato richiedere ai rifiuti in ingresso all’impianto il rispetto dei valori per le bonifiche; questo perché i contaminanti eventualmente presenti nei rifiuti possono subire trasformazioni nei processi di recupero applicati (es. nella produzione di conglomerati cementizi i metalli vengono complessati e resi non più eluibili).
Pertanto, è più che evidente e logico, che la qualità del “materiale” recuperato e riutilizzato andrà verificata all’uscita dall’impianto, anche, ad esempio, con l’effettuazione di test di eluizione.

Tratto da: Rifiuti n. 268 gennaio 2019

Rifiuti bollettino di informazione normativa - Registrazione Tribunale di Milano n. 451 del 22 agosto 1994 - ISSN 2499-0949