Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

A volte ritornano. Come uno spettro a mezzanotte, infatti, si sta per riproporre il Sistri e lo fa con la consueta veste del decreto del Ministero dell’Ambiente e con la sostanza di un regolamento che abroga e sostituisce il precedente Dm 52/2011. Così, un nuovo cd. “Testo unico” si affaccia all’orizzonte.
Effettivamente la sua comparsa (stimata a breve in Gazzetta ufficiale) ripropone una serie di problemi ma, all’apparenza, ne risolve alcuni.
La dimensione collettiva e individuale nella quale si svolge il confronto sul Sistri consente di classificarlo come una potente testimonianza di come “identità” sia un sostantivo decisamente astratto al quale solo le inarginabili esperienze di una vita complicata danno concretezza.
Infatti, il Sistri spacciava la sua identità iniziale come quella di un sistema nato per controllare la tracciabilità dei rifiuti. Tutto ha fatto tranne che quello.
Oggi, dopo infiniti passaggi istituzionali e altrettanto infiniti vagli quotidiani delle imprese, il Sistri si accinge a mitigare la fragilità che gli è propria acquistando la simil identità di un sistema di controllo ma, soprattutto, appare più chiaro in una serie di proposizioni e risposte (es. commercianti, intermediari e consorzi inseriscono le informazioni entro 10 giorni lavorativi dalla conclusione della transazione).
Non solo, sembra meno invasivo rispetto alla fluidità della gestione quotidiana di cui necessitano imprese che producono rifiuti, camion che li trasportano e impianti che li ricevono.
A questo punto saranno in molti a chiedersi perché fare adesso il decreto di riordino del Sistri, mentre è ancora in corso la gara e non si sa chi realizzerà la nuova architettura telematica. Quindi, mentre tutto appare ancora sospeso. La risposta: per dare un perimetro all’azione del futuro concessionario, all’interno del quale costui potrà e dovrà muoversi, fornendo alle imprese le risposte che chiedono e senza inventare nulla (come spesso accaduto fino ad oggi).
Lo schema di decreto, infatti, rende attuali le doglianze espresse a vario titolo e con varia intensità dalle imprese e dalle loro Associazioni di categoria. Una messe generosa, anche se inevitabilmente tardiva, alla quale compete il merito di disporre che le procedure di affidamento dovranno assicurare: l’abbandono di chiavette e black box   (sostituiti da altri sistemi che saranno individuati); la tenuta in formato elettronico di registri e formulari con compilazione in modalità off-line e trasmissione asincrona dei dati (ci si sgancia così dalla necessità di essere sempre in linea e di trasmettere i dati contestualmente all’effettuazione delle operazioni); la generazione automatica del Mud; la garanzia di interoperabilità con i sistemi gestionali usati dalle imprese, dalle associazioni di categoria e loro società di servizi e realizzazione di specifici sistemi per le imprese che non dispongono di sistemi gestionali.
Comunque fino a quando non sarà emanato un apposito ulteriore decreto, chiavette e black box   non si toccano. Nuovi e futuri decreti definiranno procedure operative per l’accesso al Sistri, l’inserimento e la trasmissione dei dati.
Insomma, se proprio non si riesce a toglierlo di torno né a farsi restituire nulla, sembra si stia profilando una soluzione ragionevole.
Un equilibrismo vero quello del Sistri; ha resistito a tutto e come chi cammina sul filo sospeso nell’aria si è mantenuto dritto; a stento, ma anche ora continua la sua corsa.
Nonostante la sua inconsistenza il Sistri è riuscito ad ammantarsi di una pesantezza difficile da eguagliare.
Un’esperienza traumatica che ha capovolto il concetto di “gravità senza peso” delle Lezioni americane di Calvino.