Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

Tra circa due mesi (29 maggio), la nuova legge sui delitti ambientali (68/2015) compirà un anno. Il meccanismo di estinzione agevolata delle contravvenzioni previste dal “Codice ambientale” e oggetto della sua nuova parte VI-bis rappresenta uno dei numerosi punti nodali della nuova disciplina.
Scritto sulla scorta di quanto avviene, da anni, in materia di sicurezza sul lavoro, il nuovo sistema deflattivo del contenzioso penale avrebbe potuto, però, essere più preciso. Infatti, non puntualizza alcune cose che banali non sono e che quindi, inevitabilmente, saranno decise dal Giudice.
Penso, tra tutte, alla indicazione della natura della prescrizione. La norma, infatti, non precisa se si tratta di un atto di polizia giudiziaria o di un atto amministrativo. Le conseguenze: nel primo caso la sede per contestare la prescrizione è il procedimento penale (dove il giudice può sempre disapplicarla se la ritiene illegittima) nel secondo è il giudizio amministrativo. In materia di sicurezza sul lavoro la giurisprudenza non manca, ma – anche lì – non è pacifica.
Sarebbe stato inoltre interessante prevedere che il reato si estingue anche quando il trasgressore ha provveduto in via autonoma, senza aspettare l’intervento della prescrizione. Le cose sarebbero molte e, forse, questo imminente compleanno può essere il momento per un censimento teso a calibrare meglio il meccanismo premiale da un lato, e quello afflittivo dall’altro.
Insomma, nonostante gli sforzi, il Legislatore ambientale si distrae spesso e volentieri. Che dire, infatti, delle “nuove” sanzioni amministrative per l’abbandono dei piccolissimi rifiuti e dei mozziconi? Un tripudio creativo! L’articolo 40 del cd. “Collegato ambientale” punisce l’abbandono di scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare sul suolo, nelle acque, nelle caditorie e negli scarichi, con la sanzione amministrativa da 30 a 150 euro. La sanzione si raddoppia per i mozziconi di prodotti da fumo. Tuttavia, da sempre l’articolo 255 del “Codice ambientale”, senza distinguere tra rifiuti piccoli e grandi, già dal 2006 punisce con una sanzione amministrativa pecuniaria da 300 a 3.000 euro “chiunque” abbandoni o depositi rifiuti o li immetta in acque superficiali o sotterranee. È solo un problema di controlli che non ci sono e non di sanzioni. Anzi, anche se i “media” generalisti non l’hanno colto, la nuova legge introduce un affievolimento sanzionatorio. Un’operazione di maquillage in piena regola, amplificata dal messaggio radiotelevisivo.
Nel frattempo, altre carte si mescolano e altri piani si falsano. È correttissimo prevenire la formazione dei rifiuti, basti pensare alle tante iniziative che rigenerano gli elettrodomestici o che li smontano per alimentare il mercato dei ricambi. Tutto giusto. Ma come la mettiamo con la legislazione sui Raee e la definizione di rifiuto? Cosa accade per quegli impianti che hanno pagato fior di fideiussioni e che subiscono asfissianti controlli perché smontano e trattano un elettrodomestico che potrebbe, a questo punto, anche non essere rifiuto? Il mercato esiste e sta crescendo, allora, ci si chiede perché l’Europa non cambi la “monolitica” definizione di rifiuto.
Quello che colpisce quando si leggono i comunicati ufficiali di cotante “riforme” è la totale rinuncia alla ricerca della verità, che abdica al messaggio politico che si vuole trasferire. Di qui vaghezza e contraddizioni che eludono ogni possibilità di verifica, somigliando più a “gossip” che a norme, muovendosi in direzione incerta, dove tutto si confonde e dove è difficile tracciare i confini.
Nel frattempo il “Milleproroghe” assegna alla Selex Se.Ma. concessionaria del Sistri, a titolo di anticipo delle somme da versare per l’indennizzo dei costi di produzione e salvo conguaglio, 10 milioni di euro per l’anno 2015 e 10 milioni per il 2016 da corrispondersi entro il 31 marzo 2016.
Questa la risposta dello Stato a quella creatura stralunata che, sempre sopra le righe, è incapace di passare inosservata.