Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

In un’Italia dove da sempre accade di tutto, il fantasma del Sistri (ri)entra in scena quasi senza sorpresa. Tuttavia, il suo apparire e scomparire, il suo tornare uguale ma diverso, sottolineano la violenza del suo agire che quasi come un torrente carsico percorre il territorio, pronto a riemergere inaspettatamente, cambiandone la geografia.
Un’epica negativa dove i lunghi periodi intercorsi tra l’una e l’altra delle tante proroghe, non sono mai serviti per risolvere i problemi come, invece, avrebbero dovuto. E i problemi restano tutti. Che fare? Innanzitutto sospendere l’applicazione delle sanzioni per le imprese lungo tutto il periodo di collaudo del sistema. Questo perché si è in presenza di un vero e proprio work in progress, un qualcosa che verrà. Verrà dal contributo e dall’esperienza delle associazioni di categoria che, in rappresentanza di tutte le imprese interessate, consentiranno di verificare la funzionalità del sistema per adottare tutti i provvedimenti necessari, primi tra tutti quelli normativi, anche disegnando una platea di riferimento e di esclusione semplice e chiara. Senza dimenticare di “risistemare” la platea degli obbligati a registri e formulari i quali, unitamente alla tematica circa l’attualità delle sanzioni, vivono momenti non semplici.
Sul fronte Sistri, si osserva che l’oscurità e la confusione della situazione nella quale versa non può consentire la comminazione delle sanzioni; equivarrebbe ad infliggere uno sprezzante e volgare colpo basso alle imprese che, senza neanche una trincea, sono in prima linea.
In questo tortuoso cammino occorre un cambiamento di paradigma dove la tracciabilità dei rifiuti deve allearsi ai percorsi d’impresa, dando loro valore aggiunto, elemento di vanto, cifra riconoscibile che permetta di reggere concorrenze basate solo sul minor costo.
Anche se cavalcato malamente e in modo strumentale dai suoi “creatori”, il Sistri non è figlio di un’utopia, è figlio di un bisogno. Un bisogno che ha le sue radici nella gestione, spesso allegra, di milioni di tonnellate di rifiuti da parte di gentaglia senza scrupoli. Per questo non si possono accettare le cose che funzionano poco e male, le procedure snervanti e le norme distanti da quello che il Sistri vuole e fa (o dovrebbe fare). Per questo è intellettualmente imbarazzante sentire alcuni che, con colpevole superficialità e malcelato intento persecutorio nei confronti delle imprese, sostengono che non volere il Sistri è un favore fatto alle ecomafie. Il punto non è non volere il Sistri; il punto è volere un Sistri che funzioni e bene. E, invece, oggi non funziona. Del resto, i sette ripetuti rinvii sono stati motivati proprio dall’inadeguatezza del sistema rispetto alle esigenze degli operatori. Tutti ricordiamo il click day dell’11 maggio 2011. Un fallimento.
Nonostante questo, le imprese ci sono. Come ci sono sempre state. Forti quasi di una sorta di resilienza, cioè la capacità di fronteggiare positivamente gli eventi drammatici, mostrano impegno, controllo e (in una qualche misura) gusto per la sfida perché tutte le compagini aziendali degne di questo nome sanno perfettamente che dove c’è illegalità c’è concorrenza sleale. In ogni caso, il Sistri da solo non basterà per combattere la criminalità organizzata nel campo dei rifiuti. Perché questa si espande nell’economia legale e così nega opportunità, cancella diritti e annulla servizi. Oltre a far in modo che il Sistri funzioni, occorrerà (ad esempio) sfrondare il dedalo normativo della disciplina sui contratti pubblici. Inoltre, sarà necessario sempre continuare ad insegnare e ad imparare che l’illegalità non genera ricchezza ma solo profitto e solo per alcuni, che non contribuiranno mai alla crescita della società perché quel profitto nasce dalla logica del saccheggio.