Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

Sistri: ancora una volta è proroga.
Era nella realtà delle cose, era nell’aria, era ovvio. Perché il sistema di tracciabilità deve fare i conti con la realtà, quella vera e non vagheggiando solo di imprese cattive e criminose che rifiutano il Sistri con ciò dissimulando un funzionamento a scartamento ridotto e non a prova di intrusione.
La realtà, invece, è diversa: è quella di un’Italia di imprese (piccole, medie e grandi), divorate dalla morsa delle tasse, dai folli costi energetici, dai cantieri chiusi, dalla ricerca ferma al palo, dal risparmio paralizzato, da una giustizia civile lentissima che uccide il recupero dei crediti e lo penalizza con imponenti costi aggiuntivi, da un ricorso al credito troppo difficile.
La realtà è quella di un’Italia dove attraversare con il treno la dorsale appenninica è ancora una sfida ardua e penosa.
Questa è oggi l’Italia, l’Italia “frenata” dove è difficile pensare a domani, dove quello che è facile altrove, qui diventa meno facile; dove quello che è difficile altrove, qui diventa più difficile.
È per questo che il Sistri viene vissuto con tanta indifferenza, perché fino ad oggi ha offerto solo disagio e pagamenti. Come il più classico dei tiranni.  Nessuno nega il “merito” dell’operazione (ci mancherebbe), ma tutti negano il “metodo”.
Era il febbraio nel 2010 quando dinanzi alla Commissione Ambiente del Senato si sostenne la necessità di una sperimentazione condivisa e consapevole di almeno un anno. Questa affermazione valse a chi la fece (la sottoscritta) i “rimproveri” del Ministero dell’Ambiente. È passato molto più di un anno, la sperimentazione non è stata fatta (a parte una simulazione con pochi “eletti” e un deludente “click day”) e il risultato è che, alla fine, il Sistri lo vogliono solo le software houses: nuovi sistemi e fatturati al rialzo.
Sperimentare vuol dire confrontarsi, sbagliare, ricominciare, migliorare. Non vuol dire tenere in ostaggio il paese con il “celodurismo” nazionale, facendo finta di adoperarsi, ma mantenendo nel proprio intimo la ferma convinzione della imposizione dura e cattiva data dalla Gazzetta ufficiale che costringe a pietire o a insorgere. Proprio sul Sistri, poi? Cioè su quello che potrebbe essere davvero un sistema per garantire la legalità e la trasparenza nel difficile mondo della gestione dei rifiuti.
È sempre tutto lì, nel divario tra paese reale e paese virtuale, che annegano le intelligenze, le buone intenzioni, la voglia di continuare. Intanto, le sanzioni per registri e formulari non ci sono più. Ma questo non sembra essere un problema anche per chi fa della battaglia sulla legalità e la trasparenza la propria “mission” istituzionale.
Sarebbe stato così difficile “prendersi per mano” e capire tutti insieme? Le soluzioni preconfezionate non servono; per risolvere i problemi è necessario conoscerli e tutti questi mesi, tutte queste proroghe, tutte queste modifiche hanno reso fin troppo evidente che il Sistri non conosce i problemi, perché non se ne è fatto carico da subito. Quando lo ha fatto era già tardi, disaffezione e spavento avevano già diffuso il seme della discordia: la diffidenza che nasce dalla mancata conoscenza dell’altro.
Il conoscere non nasce dalla minuziosa lettura di manuali operativi e guide utente messi (sempre diversi) “online” e calati dall’alto.
Il conoscere è, soprattutto, metodo di indagine, capacità cognitiva da declinare nel rispetto di quello che si vuole imparare o perfezionare, affermazione di compiutezza e impegno della volontà.
Ma è avvenuto tutt’altro e si è scomodato sempre e solo Sua Maestà la Paura, agitando sanzioni e divise (anche sotto il profilo mediatico e quindi di immagine data all’esterno: l’annuncio della proroga viene fornito da www.sistri.it con il Ministro Prestigiacomo sorridente, fra due esponenti dei Carabinieri. Perché non fra gli operatori del settore o le Organizzazioni di categoria?)
Il Sistri ha fatto finta di condividere i problemi usando la rete internet. Ma non ha capito che ogni vera riforma ha bisogno della intelligenza e della esperienza di tutti e non di un arcaico “padre padrone”, sordo al più banale buon senso.