Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

Come si costruisce la realtà sociale? Pensando e costruendo insieme azioni e istituzioni condivise. È noto come il Sistri non sia figlio di un percorso condiviso. È stato voluto da pochi e subìto da tutti, all’insegna dell’incapacità di capire. Di questo si occupa Giacomo Rizzolati, il neuroscienziato che (con altri Colleghi) ha scoperto i “neuroni specchio” (cellule cerebrali motorie che si attivano quando si eseguono propri movimenti e quando si osservano gli stessi movimenti eseguiti da altri). In un suo recente articolo riferisce di una ipotesi circa la possibilità che l’incapacità di capire quanto gli altri fanno o provano “sia un land-mark di certe malattie e in particolare dell’autismo”.
Dalle neuroscienze al Sistri, ci perdoni il Prof. Rizzolati, sembra proprio di assistere ad una totale assenza di comprensione verso tutti i problemi che questo (encomiabile nei presupposti di fondo) sistema continua ad avere e produrre. Che il Sistri sia autistico, e ancora dadaista, sembra smentito dal fatto che sta per essere emanato un decreto di semplificazione che modificherà il Dm 52/2011 (cd. “Tu Sistri”), attraverso il quale si pone rimedio ad alcuni problemi. Si aggiunga il mandato che il Parlamento ha conferito al Ministro dell’ambiente a concedere la proroga ai piccoli produttori di rifiuti pericolosi (fino a 10 dipendenti) con la conversione in legge del cd. “Dl Sviluppo” (che dovrebbero partire non prima del 1° giugno 2012, rispetto all’attuale 2 gennaio 2012). Anche la recente proroga a scaglioni recata dal Dm 26 maggio 2011, inoltre, depone a favore di una capacità di ascolto non banale.
Tuttavia, si è sempre davanti a “lavori in corso” (anche l’imminente Dm di semplificazione imporrà la modifica dei software gestionali interni); come nel gioco dell’oca, si ripassa sempre dal via.
Quindi, l’autismo non sta nell’incapacità di aggiustare il tiro giorno per giorno, ma nella incapacità di fare il passo indietro che tutti chiedevano, quando questa stravaganza è iniziata. Sarebbe stato necessario che dopo il primo decreto (quando chiunque capiva che – così come concepito – mai il Sistri avrebbe supportato lo sforzo produttivo delle imprese) ci fosse stato il coraggio di dire “abbiamo sbagliato”. Il sistema andava ripensato e provato tutti insieme, soprattutto insieme a chi i rifiuti li produce e li gestisce davvero e non ne ha solo sentito parlare. Non è stato possibile perché il sistema aveva l’esigenza di avere misura del sé anche senza un sé.
La probabilità fantastica di ciò che sogniamo non è tipica dell’eroe. È un sentimento comune, come la meschinità. Nulla dura per sempre, neanche l’indignazione; subito dopo non è più così viva e si confonde. E così, dopo una prima levata di scudi, tutti hanno sopportato, taciuto, accettato. Ora, appagati di proroghe e decreti, prevale il vuoto narrativo, ignaro di quello che sarà. Sembra che il “click day” sia stato un disastro a causa degli “hackers”. Quindi, se non ci fossero stati loro sarebbe stato un successo. Ma come si può affidare la gestione sana dei rifiuti effettuata da aziende sane ad un sistema che non è a prova di “hackers”? E se lo rifanno? Un sistema che viene dal nulla e va verso il nulla e che – per giunta – non protegge dall’abusivismo: basta non registrarsi.