Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

Aprile. Un mese che teneramente ricorda la primavera e l’avvio della bella stagione; un mese che civilmente festeggia l’anniversario della liberazione dal nazifascismo. Un mese che, per i produttori e i gestori di rifiuti, ormai da alcuni anni, è una specie di “viaggio della speranza”. Prima con il Mud, ora con il “mudino” (entrambi entro il 30 aprile). Quest’anno si aggiunge la partenza operativa del Sistri (dal 2, forse perché il 1° aprile sembrava uno scherzo).
A cavallo tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 si sono rincorse una serie di norme che, quasi animate da una fertilità dirompente, hanno messo a serio rischio la concreta capacità di organizzazione del pensiero gestionale delle imprese.
Con ordine: il Dm 12 novembre 2011 proroga la scadenza del “mudino” al 30 aprile 2012; il Dl 29 dicembre 2011, n. 216 (cd. “milleproroghe”) sposta la partenza del Sistri al 2 aprile; il Dpcm 23 dicembre 2011 reca il Mud per i Comuni, i produttori di Aee, il Conai e i sistemi autonomi e cauzionali di imballaggi, gli autodemolitori. Sulla Gazzetta ufficiale del 5 gennaio 2012 compare il Dm 10 novembre 2011, n. 219 che modifica il Tu Sistri (Dm 52/2011). Il tutto, mentre l’Italia in crisi, più o meno vestita a festa, celebrava i riti delle festività di fine e inizio anno. Innovazioni e modifiche che, per essere compresi, presuppongono il saldo possesso delle fonti, senza il quale una certa confusione è inevitabile. Così è stato. Ora, sedimentati i fumi festivi e festaioli, tutto sembra più chiaro.
Ma proprio mentre si ordinano i vari provvedimenti sul tavolo, nel solito gioco a incastri al quale questo sistema costringe, non possiamo regalarci alcuna certezza perché è in corso di elaborazione un nuovo Dm che modificherà ancora il Tu Sistri e quindi, studiare il Dm 219/2011 non ha molto senso. Si spera solo che arrivi in congruo anticipo rispetto al 2 aprile 2012, tanto da poterlo studiare per poi applicare.
Perché non aspettare e fare un Dm unico? Una specie di esperimento a cielo aperto, dove la convinzione di poter “aggiustare” e “curare”, a prescindere dall’armonizzazione e dalla reale capacità recettiva dei destinatari della norma, rende la certezza del diritto più che mai aleatoria. Ne deriva spossatezza e disaffezione che alimentano uno struggente bisogno di ordine, ma soprattutto di stile.
L’assenza della riflessione e dell’esperienza metodica si fa sempre più allarmante e genera un sistema che disarma il voler essere partecipi.
Questo inesausto esperimento di forme, dove la libertà creativa scaturisce dalla interiorizzazione dell’imperativo del fare, sembra una specie di gioco poetico: il primato della sonorità sul significato, dove la regolarità e il linguaggio sono solo alcune delle tante ipotesi sul tavolo. Il Dm 219/2011 ne è un paradigma sia per tempistica sia per formulazione sistematica; infatti, a parte alcuni articoli interamente riscritti o introdotti ex novo, le modifiche non sono comprensibili, se non a prezzo di un paziente lavoro di ricompilazione.
Nella Baccanti di Euripide, Penteo, il razionale Re di Tebe, è incapace di riconoscere l’esistenza del suo contrario: la natura ultraterrena di Dioniso. Penteo resterà ucciso dall’irrazionalità del volto del dio, per mano delle Baccanti.
Questo susseguirsi di provvedimenti, dove il Dm 219/2011 già prelude ad altro, pare frutto di una razionalità esasperata, della convizione di poter conoscere e fare il bene, ma smarrisce il senso proprio delle cose e rende tutto confuso, anche il senso delle scelte.
Nell’andirivieni tipico “il Sistri partirà o non partirà”, non potranno stupire novelle Baccanti alimentate dal seme di un dio che oggi si chiama sfinimento.