Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

 

Cvd. Come volevasi dimostrare, una locuzione polirematica che usavamo a scuola per dimostrare la validità dei teoremi di matematica. Ora lo usiamo con riferimento alla proroga dell’operatività del Sistri al 30 giugno 2012. Chi ne dubitava? E non credo che sarà l’ultima. Lo dico perché sono contro la tracciabilità dei rifiuti? Perché non ho a cuore la tutela dell’ambiente rispetto allo scempio dei traffici illeciti? No, lo dico per l’esatto contrario e perché questo Sistri continua ad essere inadeguato. Tralascio rallentamenti, chiavette e black box che si rompono e aggiornamento dei software. Sono vicende tristi e note a tutti da sempre. Guardiamo allora, un po’ più da vicino, il software che, per il Sistri, sembra negare la logica della scienza informatica: operativamente, oggi, l’iscrizione viene fatta in base alle varie operazioni D ed R; anche il registro e la Scheda Area movimentazione sono stati separati in base alle operazioni. Tale separazione è stata fatta anche in ambito informatico. Inutile, perché sono dati elettronici e le informazioni possono essere estratte, aggregandole nelle forme più svariate. In pratica, è come se si fosse voluta dare leggibilità “fisica” ai dati, dimenticando che si poteva estrarli da un archivio unico.
Pensiamo alla Scheda Area movimentazione di un trasportatore in conto terzi: vanno messe almeno 4 firme, in due operazioni cronologiche (carico e scarico) a differenza delle modalità “cartacee” dove basta barrare entrambe le caselle di carico e scarico nell’ambito di una sola registrazione. Non solo: i dati del registro cronologico sono gli stessi della scheda Sistri. Perché duplicare
L’interoperabilità, oggi, è ancora una specie di pirandelliano personaggio in cerca di autore con un apparato normativo di fondo labile e confuso (Dm 219/2011) al quale, sembra, possono accedere solo alcune software house e non tutte come, invece, dovrebbe essere. Intanto, mentre i problemi continuano e si accumulano, il Sistri si trasforma e, quasi fosse un mutante, vuole diventare un vero e proprio sistema gestionale e non più solo di tracciabilità.
È noto infatti che sarà emanato un Dm che modificherà ulteriormente il Tu Sistri (Dm 52/2011) e (pare di capire) si sta discutendo intorno alla possibilità che il Sistri vada anche ad operare le movimentazioni interne degli impianti (lavorazioni, miscelazioni, ecc.). Sembrava che (finalmente) stesse per diventare quello che doveva essere: un sistema semplice di acquisizione e controllo dei dati in arrivo e in uscita dagli impianti. Invece, ora c’è il rischio che si trasformi in una sorta di biblico leviatano. Sarebbe gravissimo e si confonderebbero i piani. Lo Stato non solo controllerebbe e sanzionerebbe (come è giusto che sia) ma gestirebbe le modalità organizzative delle aziende, quasi fino a pregiudicare la libertà d’impresa, imponendo inoltre la scelta delle attrezzature.
Dopo click day fallimentari e l’acclarata impossibilità di far partire il sistema, di cosa altro ha bisogno il decisore politico (che deve obbligatoriamente prescindere dal più o meno nevrotico attaccamento del singolo funzionario al progetto che gli è caro) per capire che questo Sistri non funziona? Non riesce neanche a tracciare i rifiuti, figuriamoci poi gestirli.
È, invece, necessario che il Sistri faccia il suo mestiere: tracciare i rifiuti sulla base di standard operativi stabiliti dal MinAmbiente e non di attrezzature da utilizzare. In pratica, si potrebbero usare le black box scelte sul mercato e non quelle imposte dal Ministero. Il Ministero, invece, deve obbligare all’uso di uno standard di comunicazione (un po’ come i tracciati multirecord del Mud). Fino al raggiungimento di questa chimera, mi piacerebbe che oggi (per ridargli un pezzo di affidabilità) il Sistri funzionasse così: iscrizione (snellita); obbligo di black box e credenziali informatiche al poste delle chiavette Usb; i codici delle Schede Area movimentazione che si vogliono usare certificati e scaricati dal portale Sistri Tali codici si annotano sulle schede emesse dal trasportatore e/o dal produttore del rifiuto. Le attività si svolgono come adesso. Al posto del formulario si usa la Scheda opportunamente certificata dal codice Sistri. Effettuate le operazioni, ogni obbligato, entro i termini previsti per l’annotazione sui registri di carico e scarico, inoltra i dati al Sistri, apponendo la firma elettronica.
Il formulario è sostituito dalla Scheda. Il registro è sostituito dall’inoltro dei flussi dei dati. L’impresa conserva una copia dei registri in pdf e le operazioni annotate sulle stampate riportano obbligatoriamente i codici delle relative Schede Sistri.
Gli spettri del Mud sarebbero eliminati e sostituiti con un invio periodico di un flusso di dati semplicissimo, contenente le lavorazioni effettuate e le giacenze presso i produttori e gli impianti. Inoltre, per rendere credibile una vera tracciabilità, l’obbligo del Sistri non dovrebbe soffrire eccezioni, la procedura di iscrizione dovrebbe essere più che snella (quasi anoressica) e con costi ridottissimi. A tacere della normativa di base che va epurata e resa indenne dalla infinità di casi particolari e dalla divergenza rispetto all’informatica. “Se solo fosse vero”, rubando a Marc Levy il titolo del suo bellissimo romanzo. Invece, sembra non ci sia nulla da fare e, se il Sistri parlasse, come il fantasma del romanzo di Levy, ci racconterebbe la sua pena dicendo “sono stato attratto dall’opposto dei miei sogni, agli antipodi da ciò che poteva farmi sbocciare, per troppo tempo, ecco tutto”.