Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

Terre, rocce e materiali da scavo. Tutti oggetto del Dm 161/2012. Un perfetto pasticcio all’italiana. È difficile imbattersi in qualcosa di simile, nel quale tutto diventa inestricabile: una iperbole del non saper fare, dove la dimensione casereccia dello scavo per la villetta è posta nello stesso iperuranio delle grandi opere.
Ma chi è il genio che l’ha scritto e chi è il genio ancora più geniale che lo ha controllato? L’Europa non c’entra. Lo ha ricevuto e spedito agli altri Stati membri solo per verificare che la sua applicazione non alteri il mercato. Nessun vaglio sotto il profilo ambientale. Il Consiglio di Stato ha fatto rilievi formali e quasi di mera sintassi. I Ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture sordi all’invito loro rivolte da pagine e pagine scritte per esser comprese, meditate, applicate. Ne è venuto fuori solo un testo complicato e rabberciato in cui l’estensore sembra aver copiato male gli appunti che qualcun altro gli ha passato. Chi l’ha scritto non sembra proprio che domini la materia perché la comprensione è il raggiungimento di un traguardo, dopo adeguato esercizio. Ed è questo esercizio che, visibilmente, è mancato. Il risultato è quello di una gigantesca illusione, di uno sperimentalismo giovanile che non risolve nulla né per l’ambiente né per le imprese. Ora sul provvedimento pende la (inevitabile) spada di Damocle del Tar del Lazio che ne giudicherà il merito l’11 luglio 2013.
Si sarebbe potuto fare tanto d’altro.
Molto altro poteva essere anche il Sistri; non era uno strumento contro l’ecomafia ma solo una psicosi collettiva incapace di senso.
Esiste, invece, un’arma vera per contrastare le infiltrazioni malavitose nei cantieri, ma la conoscono in pochi: si chiama “Sciamano”. È un programma creato dai Carabinieri di Reggio Calabria nell’ambito del gruppo interforze della Prefettura. 120 mila euro la spesa per visionare in un click la storia di un cantiere pubblico: contratti, nomi dei subappaltatori, dei fornitori, identificazione di camion e di operai. I dati sono inseriti nella banca dati dalle ditte appaltatrici vincolate dai protocolli per la legalità e sono aggiornati quotidianamente in esito ai controlli nei cantieri. I dati vengono mescolati e correlati. Il cervellone del server elabora un report di facile lettura e fornisce un’analisi del rischio infiltrazioni in base alle anomalie riscontrate.
Nonostante la grande utilità, che consente di ridurre sensibilmente i costi della prevenzione antimafia e permette alle imprese di non dover attendere tempi biblici per ottenere le informative antimafia dalle prefetture, la diffusione sul territorio nazionale è ancora molto parziale. L’utilizzo è previsto per l’Expo 2015 e per la ricostruzione de L’Aquila; sta per essere adottato per la realizzazione di opere pubbliche in provincia di Taranto e in Toscana. A Genova l’impiego è previsto già dal 2010 da accordi e protocolli di legalità sottoscritti da Prefettura e Comune, al fine di prevenire i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti e delle concessioni di lavori pubblici. Per adottarlo su scala nazionale sarebbe sufficiente chiedere l’autorizzazione al gruppo interforze della Prefettura di Reggio Calabria e potrebbe essere impiegato anche nei cantieri privati, garantendo la tracciabilità di forniture, materiali e manodopera. Non adottarlo sembra davvero una cosa scellerata. Per questo la Senatrice Pinotti (Pd) ha chiesto al Ministro dell’interno (interrogazione 4-08560 del 29 ottobre 2012) perché “Sciamano” non sia stato esteso a tutte le Prefetture italiane in previsione dell’apertura dei cantieri.
Disciplinare serenamente la gestione dei materiali e dei riporti, controllare chi e come entra ed esce dai cantieri, che cosa si porta e che cosa si asporta dotando ogni Prefettura del programma “Sciamano”: questo sarebbe un sistema, anziché – come avvenuto per i materiali da scavo e per il Sistri – ridurre ancora una volta la parola e la sua potenza a mero stimolo nervoso.