Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Utilitalia è la Federazione delle imprese dei servizi pubblici locali operanti nei settori della gestione dei rifiuti, del ciclo idrico integrato, dei servizi energetici legati a elettricità e gas. Le imprese associate operano sull’intero territorio nazionale, raccogliendo e sviluppando un patrimonio di esperienze e competenze che risale ai primi del ’900. Si tratta di aziende caratterizzate da un forte radicamento nei territori, impegnate ogni giorno a garantire l’accesso a servizi fondamentali, in maniera sempre più efficiente e ambientalmente sostenibile, con la consapevolezza che da tali servizi dipende la qualità della vita di tutti, in particolare nelle nostre città.
Forte della sua rappresentanza a livello nazionale 1, Utilitalia richiama l’attenzione su alcune importanti questioni di fondo che riguardano il presente e il futuro dell’erogazione dei servizi nel nostro paese, con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti.
I rifiuti rappresentano un settore strategico, da cui dipende la sicurezza igienica, la pulizia e il decoro delle nostre città, la tutela ambientale dei nostri territori, la circolarità della nostra economia, l’uso efficiente e sostenibile delle nostre risorse (a partire da quelle rinnovabili), la competitività delle nostre imprese 2 e in definitiva del “sistema Paese”.
Utilitalia chiede che questo ruolo strategico venga riconosciuto e valorizzato dalla politica nazionale affrontando e risolvendo, senza ulteriori indugi, alcune importanti questioni di fondo.
1. Occorre una strategia nazionale sulla gestione dei rifiuti. Si tratta di operare una seria riflessione sui reali fabbisogni nazionali di impianti di trattamento dei rifiuti (urbani e speciali, compresi gli scarti dei processi di riciclaggio) e sulle infrastrutture necessarie a soddisfarli, superando i confini regionali della pianificazione e trovando soluzioni rapide ed efficaci per colmare il ritardo di alcuni territori nella realizzazione degli impianti di trattamento. Una strategia che non si riduca però alla pianificazione, ma sia accompagnata da politiche industriali, economiche e fiscali a sostegno della transizione alla tanto declamata “economia circolare”, soprattutto quando i costi di produzione non rendono le materie prime seconde sufficientemente competitive rispetto alle materie prime.
2. L’incertezza applicativa della normativa sui fanghi (dovuta a una norma di 20 anni fa e a leggi regionali eterogenee) ha portato a una progressiva restrizione dell’uso dei fanghi in agricoltura, fino a una vera e propria emergenza data dallo squilibrio creatosi tra domanda e offerta di trattamento, con conseguente impennata dei costi di gestione a cui sono seguiti inevitabili aggravi tariffari. Occorre pertanto pervenire quanto prima a una revisione organica della normativa sui fanghi 3 che dia le necessarie certezze agli operatori e garantisca l’autosufficienza del sistema nazionale nel trattamento di questo flusso di rifiuti, in modo da non essere costretti a costose esportazioni che comportano un evidente spreco di risorse. In particolare sarebbe utile prevedere un sistema integrato e circolare della gestione dei fanghi, in cui l’utilizzo in agricoltura e il trattamento termico per il recupero energetico consentano di evitare il costoso e ambientalmente non sostenibile smaltimento in discarica. Occorrerebbe infine garantire tempi autorizzativi più brevi per poter recuperare velocemente il gap impiantistico accumulato nel corso degli anni.
3. Occorre adottare un meccanismo moderno e flessibile per la cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste). Gli effetti negativi sul settore della nota sentenza del Consiglio di Stato e i problemi sorti con la modifica dell’articolo 184-ter del Dlgs 152/2006 operata dalla legge di conversione del Dl “Sblocca cantieri”, dimostrano l’urgenza di soluzioni pragmatiche e definitive. Un meccanismo efficiente potrebbe prevedere la separazione dei piani, con i criteri generali per il rilascio delle autorizzazioni end of waste – anche quelle “caso per caso” rilasciate da Regioni e Province delegate – demandati a un decreto nazionale, e i criteri puramente tecnici affidati a documenti specifici (protocolli di qualità, linee guida ecc.) aggiornabili con maggiore facilità rispetto a un decreto ministeriale e, quindi, in grado di rispondere rapidamente all’evoluzione delle conoscenze, dei processi e delle tecnologie di recupero, e degli stessi materiali alla luce dei loro sempre nuovi utilizzi. Congiuntamente, una misura di immediata applicazione per ripristinare il meccanismo del “caso per caso” potrebbe essere quella proposta unitariamente lo scorso luglio dalle principali organizzazioni del settore e volta a recepire subito l’articolo 6 della Direttiva europea 2018/851, la quale prevede, in assenza di decreti nazionali e nel pieno rispetto delle condizioni e dei criteri dettagliati nello stesso articolo, la possibilità per gli enti competenti (Regioni e Province laddove delegate) di rilasciare autorizzazioni “caso per caso”.
4. Occorre sbloccare la realizzazione di impianti di produzione di biometano da rifiuti e fanghi di depurazione, chiarendo una volta per tutte la natura di prodotto (non già di rifiuto) del biometano. Il biometano rappresenta una fonte energetica rinnovabile, nazionale, sostenibile, la cui valorizzazione promuove la chiusura del ciclo dei rifiuti organici e un’economia circolare a scala locale, ecosostenibile e a basse emissioni. Il biometano riveste inoltre un ruolo strategico per il raggiungimento degli obiettivi nazionali in materia di impiego di fonti energetiche rinnovabili (in particolare biocarburanti avanzati), decarbonizzazione, riduzione delle importazioni di energia fossile. A fronte dei potenziali benefici (in termini ambientali, economici e di industrializzazione dei servizi) legati allo sviluppo del biometano, nonché dell’avvicinarsi del termine ultimo per l’entrata in esercizio degli impianti che hanno diritto agli incentivi, diventa assolutamente urgente sciogliere quei nodi (non tecnologici ma puramente amministrativi) che oggi stanno bloccando il rilascio delle autorizzazioni.
5. L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, le cui competenze dal 2018 sono state estese anche al settore dei rifiuti, ha espresso i primi orientamenti in materia di riconoscimento dei costi e di trasparenza del servizio, in una logica di efficienza delle gestioni, di sostenibilità e trasparenza delle tariffe applicate agli utenti, e di responsabilizzazione dei regolatori locali. Occorre dotare gli operatori degli strumenti necessari a consentire al settore di raggiungere in modo efficiente i fondamentali obiettivi ambientali e di qualità che gravano sul Paese. La regolazione dovrà intercettare l’eterogeneità di industrializzazione e infrastrutturazione del settore che incide sulla capacità operativa e di investimento degli operatori. Riteniamo pertanto importante individuare un percorso regolatorio differenziato e innovativo rispetto ad altri settori, stante la maggiore complessità gestionale e le ricadute sociali, sanitarie, ambientali ed economiche del settore dei rifiuti.

NOTE
(1)

Le imprese associate a Utilitalia forniscono servizi idrici a circa il 80% della popolazione, servizi ambientali a circa il 55% della popolazione, servizi di distribuzione gas ad oltre il 30% della popolazione e di energia elettrica a circa il 15% della popolazione.


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(2)

Recentemente alcune congiunture internazionali hanno rivelato come la mancanza di sbocchi per i rifiuti urbani e speciali dovuta alla storica carenza di impianti di trattamento, abbia portato le imprese che gestiscono i rifiuti urbani, ma anche quelle del comparto produttivo (industria, artigianato, commercio) a dover pagare prezzi molto più alti per collocare i propri rifiuti negli impianti nazionali, laddove disponibili, o all’estero.


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(3)

La bozza 28 giugno 2019 di revisione del Dlgs 99/92 sui fanghi del MATTM può rappresentare un’occasione per aggiornare la disciplina della gestione dei fanghi (a condizione che alcune modifiche vengano apportate). La legge delega che darà modo, successivamente, di introdurre tale disciplina deve essere emanata entro il 2019.


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