Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

La sostenibilità ambientale, il recupero dei rifiuti e la loro gestione virtuosa sono temi che negli ultimi anni hanno assunto una sempre maggiore importanza presso l’opinione pubblica, il mondo imprenditoriale e politico.
Tutto ciò nella convinzione, condivisa da tutti, che un uso efficiente delle risorse rappresenti un’opportunità di crescita e sviluppo, una grande sfida economico-sociale oltre che ambientale.
A livello internazionale sono stati approvati importanti documenti programmatici, linee guida, protocolli e direttive normative che ci impongono, spesso, obiettivi specifici, ma soprattutto ci obbligano ad affrontare questi temi e a predisporre gli strumenti necessari per attuare la cd. economia circolare.
Mi riferisco all’Agenda 2030 dell’ONU, che definisce 17 obiettivi per raggiungere lo sviluppo sostenibile; obiettivi che sono in vigore dal 1 gennaio 2016 a livello internazionale ed adottati all’unanimità dai Paesi membri delle Nazioni Unite.
A questo si devono aggiungere le misure previste a livello europeo, in particolare il cd. “Pacchetto economia circolare”, approvato lo scorso anno, che – vale la pena ricordarlo – ribadisce specifici e stringenti obiettivi in termini di riduzione nella produzione dei rifiuti. Sono stati, così, definiti strumenti ed istituti, quali il sottoprodotto e l’End of Waste, ossia la cessazione della qualifica di rifiuto, il cui scopo primario è proprio quello di assicurare un uso efficiente delle risorse e garantire la transizione ad una economia circolare.
In Italia, però, tutto questo non ha trovato la giusta attenzione da parte del legislatore. Grandi proclami e slogan politici cui non hanno fatto seguito strumenti normativi in grado, davvero, di promuovere l’adozione di sistemi basati sulla circolarità delle risorse.
Tutt’altro, se si analizza il panorama normativo italiano, così mutevole e instabile, ci si rende conto dei grandi ritardi e dell’ inadeguatezza del nostro Paese.
La disciplina sull’End of Waste ne è un esempio emblematico: manca, infatti, un quadro delle regole in grado di rappresentare il punto di riferimento per imprese ed operatori.
Il settore delle costruzioni da anni chiede che vengano stabilite le condizioni e i criteri per poter gestire come End of Waste i rifiuti da demolizione e costruzione e quindi farli rientrare nel ciclo produttivo. Eppure, nonostante siano passati quasi 10 anni dall’introduzione di questo istituto, a livello nazionale, abbiamo, solo 3 tipologie di rifiuti per i quali sono stati adottati i decreti attuativi!
E nel frattempo?
Nel frattempo, per sopperire alle mancanze della politica si è fatto ricorso a vie e strumenti alternativi, ossia autorizzazioni “caso per caso”, rilasciate dalle autorità competenti in materia ambientale, Regioni e Province.
Un meccanismo che, in assenza di norme di riferimento nazionali, ha comunque consentito all’Italia di competere, a livello europeo, con gli altri Paesi nel settore del riciclo dei rifiuti, attuando il sistema di circolarità delle risorse.
Tale procedura, però, è stata messa in discussione da una sentenza, dello scorso anno, del Consiglio di Stato, che ha riconosciuto esclusivamente in capo allo Stato – e quindi non alle Regioni – la competenza di definire le condizioni per l’applicazione dell’End of Waste.
Ciò ha determinato una situazione di vera e propria paralisi nelle operazioni di recupero. Nell’incertezza normativa e in attesa di un chiarimento da parte del legislatore non solo non sono state concesse nuove autorizzazioni, ma anzi sono stati, sin da subito, bloccati i rinnovi e le modifiche/varianti a quelle già rilasciate.
A farne le spese sono state innanzitutto le imprese, non più in condizioni di operare, e con loro tutti gli operatori dei settori collegati, ma ci ha rimesso anche l’ambiente e la collettività.
È evidente, infatti, che se un rifiuto non può essere destinato ad un nuovo uso sarà smaltito, quindi conferito in discarica o ancora portato all’estero.
È passato oltre un anno da quella sentenza e nonostante le richieste, sempre più forti, di imprese e associazioni ambientaliste il legislatore non è stato ancora in grado di dare risposte adeguate!
Anche la norma inserita nel decreto cd. sblocca-cantieri di fatto non ha risolto la situazione di stallo che si è creata, ma anzi ha ingenerato nuovi dubbi ed incertezze.
Servono regole chiare, stabili nel tempo, che rappresentino punti di riferimento per gli operatori, pubblici e privati, strumenti che facilitino e promuovano l’uso sostenibile ed efficiente delle risorse.
È necessario affrontare il tema dell’End of Waste e quindi dell’economia circolare secondo un nuovo approccio, più consapevole delle difficoltà pratiche e soprattutto “sistemico”, attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti a vario modo interessati, quali decisori pubblici, imprese, professionisti, consumatori, opinione pubblica.
L’End of Waste è un elemento fondamentale per il processo di transizione verso un sistema ad economia circolare e deve, per questo, tronare ad avere un ruolo centrale nell’agenda politica.