Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

Mentre l’Italia annaspa con l’End of Waste, vittima di una macchina burocratica dove l’eccezione di poche luci conferma la regola del buio primordiale, l’Europa guarda all’economia circolare e all’End of waste come ad un nuovissimo strumento per superare il pericoloso guado dei problemi economici dell’inizio di questo nuovo secolo.
Tuttavia, va riconosciuto che anche in Europa questa storia della “chiusura del cerchio” e dell’“anello mancante” è un po’ la scoperta dell’acqua calda e l’Italia, che sul punto era un’eccellenza, fatica molto a conservare il primato.
Non solo, se si pensa che in Italia il problema non è tecnologico ma solo una questione di carte e di regole che devono essere scritte, vengono i brividi: tutto rimane fluido, in una narrazione dove ad ogni movimento per un verso corrisponde esattamente il suo contrario, dove autorità centrali e locali sono più o meno spaventate, più o meno capaci. Una narrazione che pretende di comprendere nell’esattezza l’infinità di un mondo intero; un’anticipazione dell’incompiutezza dove, di esatto, c’è solo il disordine.
Quando leggiamo di Ulrich, l’“Uomo senza qualità” di Robert Musil, leggiamo dell’uomo contemporaneo, dominato dalla fragilità dei rapporti umani e dalla sensazione di insicurezza che ne deriva. Un uomo che senza legami e fragilizzato si muove in un’epoca di desolato disordine e priva di senso dove all’assenza di qualità supplisce usando il proprio ingegno. Ma le qualità sono effimere poiché sviluppate in un mondo mutevolissimo, dedito a cambiamenti immediati e non prevedibili, dove il protagonista apre al campo delle probabilità che impediscono alla realtà di trovare una sua forma definita. In una logica incoerente, racconta di un assassino psicopatico che diventa un caso da rotocalco, di un generale pacifista che si prepara alla guerra riflettendo sull’amore universale, di una ragazza di sangue ebraico che sostiene giovani seguaci della purezza germanica, di un raffinato intellettuale di fama mondiale che intrattiene loschi affari con i settori che combatte pubblicamente.
Metafore del disagio morale e della confusione dei tempi di Musil, esposte non senza ironia, nella esplosiva situazione politica di Austria e Ungheria.
Italo Calvino, nelle sue “Città invisibili” parla di Leonia i cui abitanti amano “godere delle cose nuove e diverse” e, ogni mattina, si vestono di nuovo, si cibano di alimenti nuovi e ascoltano musica dall’ultimo modello di apparecchio. Ogni mattina, quel che resta della Leonia di ieri viene portato via dal “carro dello spazzaturaio” accolto “come un angelo” perché “una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare”.
E noi siamo ancora lì, in una paralizzante tensione tra estrema concentrazione dei desideri e totale dispersione delle risorse con più di una difficoltà politica, perché più che godere del nuovo occorre “mondarsi d’una ricorrente impurità”. In questa strategia del consumo a breve termine che ha portato al rapido esaurimento delle risorse primarie dove il “qui” e l’ “ora” cominciano a venire meno, l’economia circolare è usata come mezzo di connessione (e non di relazione) tra le generazioni e le persone. È la nostra qualità generata dal nostro ingegno.
Tutto vero, tutto ovvio ma la tutela dell’ambiente vera e reale è difficilissima a causa della impossibilità di contemplarla nella sua interezza, perché non siamo capaci di fare la sintesi tra passato e futuro per operare nel presente.
Agire ora sulla base del passato, aprendo alla cognizione del futuro, non come indovini ma con la capacità e la voglia di studiare e, quindi, di saper riconoscere le cose quando arrivano per valutarle opportunamente: questa è la grande lezione de “L’uomo senza qualità” per un’epoca consumata dall’angoscia del domani, quale è la nostra.
In queste nostre esistenze sempre più deprivate, sempre più ripiegate su sé stesse, sempre più connesse perché sempre più senza relazioni, occorre redimere il passato in un’armonia dei contrari, senza averne paura perché noi siamo il suo risultato. Il futuro riposa qui e non nelle piazze urlanti che solo danno voce alle emozioni e trasudano l’ideologia dell’incompetenza.