Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

La gestione dei Pneumatici Fuori uso (PFU) in Italia rappresenta un caso di eccellenza in ambito internazionale. Il nostro Paese, infatti, ha saputo in breve tempo portare a regime un sistema di gestione che dal 2011 garantisce la raccolta e invio a recupero del 100% dei PFU legalmente immessi nel mercato del ricambio. Di questo sistema nazionale Ecopneus rappresenta il principale protagonista, gestendo ogni anno con capillarità su tutto il territorio nazionale circa il 70% del totale dei PFU.
Oggi l’obiettivo cruciale per il presente e futuro del nostro Paese è quello di realizzare una concreta economia circolare, chiave di volta per la tutela dell’ambiente naturale e per una economia che guardi al futuro, facendo della sostenibilità una leva di sviluppo e nuova occupazione qualificata, grazie a ricerca e innovazione. Ecopneus ha da sempre chiaro che il vero obiettivo è questo: oltre la gestione del rifiuto, il nostro impegno si è difatti sempre concentrato sulla promozione degli utilizzi della gomma da riciclo, il mercato delle applicazioni, la qualificazione delle aziende della filiera, fondando il nostro lavoro su etica e legalità.
La nostra attività ha infatti consentito di chiudere per metà un cerchio, quello del recupero dei Pneumatici Fuori Uso. L’altra metà ancora da chiudere è rappresentata, da un lato, da quei pneumatici che sfuggono ai flussi legali e che vanno a costituire una quantità “extra” rispetto ai target definiti in base all’immesso ufficiale al consumo, e dall’altro lato, dai volumi di PFU ancora destinati al recupero energetico per mancanza di mercati di sbocco dei materiali riciclati.

Due sono dunque le principali direttrici verso le quali continuare a spingere il nostro lavoro oggi e domani: la prima, sul fronte legislativo-normativo, è quella di consolidare e far crescere grazie al definitivo riconoscimento dello status di materiale, e non più di rifiuto, i mercati di sbocco di granuli e polverini da PFU nei settori già noti dello sport, delle strade, dell’edilizia e in nuovi settori che si apriranno con la ricerca e le partnership con soggetti terzi; aspetto che faciliterebbe anche un’applicazione estesa e convinta del Green Public Procurement. La seconda direttrice è invece legata alla necessità di contrastare i flussi irregolari, sia con interventi di carattere normativo sia con maggiori controlli, affinché tutti i PFU possano venire raccolti e riciclati. Conseguire questi due risultati consentirebbe al Paese l’eliminazione del fenomeno dell’abbandono e la progressiva riduzione del recupero energetico a favore del riciclo di materia.

Per raggiungerli è necessario impostare le proprie attività seguendo alcuni principi e valori fondamentali come l’etica, la bussola che identifica la corretta strada da seguire per non perdere di vista gli obiettivi, il mandato e la responsabilità ricevuti: è infatti il “bene comune” l’unico vero traguardo da assumere. Imprescindibili per dare concreta efficacia alle norme sono inoltre le attività di controllo, strumento senza il quale mancherebbe il riscontro sulla giusta direzione per chi ben opera e la sanzione correttiva per chi male attua la propria responsabilità. È purtroppo un tassello troppo spesso mancante in un quadro di leggi a volte complesse e articolate che perdono, così, di ogni efficacia rispetto agli obiettivi per cui sono state concepite. Al pari dei controlli, centrale è anche la trasparenza, necessaria per garantire e dimostrare una corretta gestione, per la condivisione di strategie e obiettivi e per costruire un fondamentale clima di fiducia e collaborazione tra cittadini, settore pubblico e imprese. Proprio le imprese sono parte cruciale della transizione verso l’economia circolare e per questo siamo impegnati per migliorare continuamente la specializzazione delle imprese della nostra filiera, elemento chiave per garantire l’adozione delle migliori pratiche disponibili e favorire quindi concretamente la chiusura del cerchio, dal prodotto al riciclo dei materiali.

Quella della circular economy è una rivoluzione culturale, ma non solo: come tutte le rivoluzioni usa parole, gesti e strumenti. Le nostre parole sono quelle che scegliamo per comunicare i nostri risultati; i gesti sono le tante iniziative e sperimentazioni che promuoviamo; gli strumenti quelli che ancora e sempre di più ci servono per incrementare le quote di riciclo di materia, come il riconoscimento a granuli e polverini della qualifica di materiale-non-rifiuto, l’applicazione estesa e convinta del Green Public Procurement, un approccio coraggioso e moderno delle imprese nel proporre al mercato nuovi manufatti e nuove applicazioni realizzate con la gomma riciclata.