Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

La tanto auspicata direttiva sull’economia circolare, in vigore dal 4 luglio 2018, permetterà all’Italia di ripensare al proprio “posizionamento strategico” e comprendere come le nuove regole impatteranno sul sistema economico nazionale. Ci saranno maggiori vantaggi o maggiori difficoltà? Sarà un ulteriore appesantimento nell’interminabile crisi della nostra economia o si trasformerà in un fattore di innovazione e sviluppo? In questo quadro è importante che le imprese mettano in evidenza gli interventi tecnici e normativi che ritengono indispensabili per trasferire i principi dell’Economia circolare nella realtà economica del Paese.

L’approvazione del pacchetto di direttive sull’economia circolare da parte del Parlamento europeo pone nuove basi per uno sviluppo economico e sociale sostenibile. Come ricordava la stessa relatrice del pacchetto, Simona Bonafè, “per la prima volta gli Stati membri saranno obbligati a seguire misure univoche e condivise sul ciclo di vita delle materie prime e sullo smaltimento dei rifiuti”. Le indicazioni-quadro contenute nel documento, che ha l’obiettivo di incentivare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare “presentano paletti chiari e inequivocabili – sottolinea la Bonafè – come quello che rafforza le misure di prevenzione della generazione di rifiuti, estende gli obblighi di raccolta separata ai rifiuti organici, tessili e pericolosi e fissa al 10% la quota massima che potrà essere smaltita in discarica entro il 2030”. Il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati si può definire precursore di questo modello, avendo adottato una gestione circolare dell’olio lubrificante usato sin dalle sue origini. Caso d’eccellenza di economia circolare in tutta Europa, dal 1984 il CONOU ha raccolto 5.7 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato, 5.1 milioni delle quali avviate alla rigenerazione: il riutilizzo dell’olio lubrificante usato ha consentito un risparmio complessivo sulle importazioni di petrolio del Paese di 3 miliardi di euro. I temi dei rifiuti e delle attività produttive ad esso connesse, hanno bisogno di riferimenti certi a supporto dei cambiamenti indispensabili dei prossimi anni; eppure in Italia, negli ultimi anni, abbiamo sofferto la mancanza dei decisori, di chi avrebbe dovuto orientare il settore e non lo ha fatto. È venuta meno la politica in grado di guidare il cambiamento, proprio nel momento in cui il sistema industriale doveva recuperare produttività per stare al passo con gli altri Paesi della Comunità.

La delicata fase di recepimento delle direttive rappresenta una sfida importante per il Paese, chiamato ad elaborare una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Il neoministro Sergio Costa ha affermato di voler puntare sulla raccolta differenziata e di qualità, seguendo una linea volta alla riduzione delle quantità di rifiuti prodotti, impegnandosi a lavorare per rendere concrete, realizzabili ed efficaci le direttive Ue sull’economia circolare (definita il “nostro faro”). Riteniamo fondamentale che il Governo punti con decisione sulle potenzialità dell’economia circolare, che potrebbe apportare vantaggi per il sistema Italia ad ogni livello: oltre ad una gestione migliore dei rifiuti – con minore produzione di scarti, incremento del riciclo e abbattimento dello smaltimento – questo modello potrebbe stimolare una maggiore efficienza e un maggiore risparmio di materiali e quindi anche maggiore competitività alle imprese. Ma non va dimenticato che il rilancio della crescita richiede di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo del sistema produttivo posti dall’eccessiva regolamentazione di alcuni mercati e dalle inefficienze della Giustizia civile e della Pubblica Amministrazione. Anche e soprattutto nel settore dei rifiuti: troppo spesso le realtà produttive italiane viaggiano a una velocità decisamente superiore rispetto alla normativa di riferimento, che in questo modo finisce per ostacolare o limitare progetti in grado di coniugare la difesa dell’ambiente e con un minor spreco di risorse, garantendo al contempo nuova occupazione. L’economia circolare non deve più essere considerato un tema da “addetti ai lavori” ma diventare sempre più centrale nell’agenda politica del nostro Paese; è su questo terreno, infatti, che si giocherà nel prossimo futuro la sfida della competitività.

L’Italia è già un’eccellenza a livello europeo sul fronte dei consorzi ambientali di filiera; è grazie a loro – in particolare nel settore degli speciali e pericolosi come gli oli lubrificanti usati – se abbiamo raggiunto dei risultati invidiabili. I prossimi interventi del legislatore non dovrebbero quindi intaccare questo modello organizzativo, che in passato si è rivelato adeguato alle aspettative dei nuovi target Comunitari in campo ambientale: il sistema dei consorzi, che prevede un coordinamento delle attività di raccolta e riciclaggio dei materiali, teso al raggiungimento del miglior risultato ambientale complessivo, ha dimostrato di essere vincente. Basti pensare ai successi dell’ultimo anno nel settore degli oli usati: nel 2017, grazie all’efficienza della filiera consortile, sono state raccolte 182 mila tonnellate di olio lubrificante usato, con caratteristiche idonee alla rigenerazione. Un risultato record, superiore del 3% rispetto all’anno precedente e vicino al 100% del raccoglibile. Dall’olio usato raccolto e rigenerato sono state ricavate basi lubrificanti del tutto simili alle basi ottenute dalla lavorazione del petrolio – bitumi e gasoli evitando impiego di greggio che il nostro paese deve importare.