Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

La Direttiva Europea sull’Economia Circolare 2018/851 del 30 maggio 2018, in vigore dal 4 luglio 2018, rivede e implementa al rialzo in generale gli obiettivi di recupero già introdotti dalla precedente direttiva 2008/98/CE.
Le finalità sono molteplici, orientate alla ricerca di un deciso cambiamento ambientale ed economico sostenibile, informazione sostegno e diffusione della consapevolezza che il rifiuto, se opportunamente trattato, è una risorsa importante che permette di intervenire sulla riduzione dei costi di importazioni, specialmente a fini energetici, di oli vegetali e prodotti, considerati più inquinanti, come i combustibili fossili. Ogni Stato membro della Comunità Europea è tenuto ad adeguarsi nei tempi indicati al fine di realizzare, fra i paesi aderenti, una sostanziale omogeneità dei concetti e degli aspetti operativi per i fini indicati nella direttiva 2018/851.
L’Italia entro luglio 2020 dovrà provvedere a conformarsi al regolamento.
È sempre più evidente che nell’immediato futuro sarà necessario intervenire ad arginare sia la produzione di rifiuti e, per contro, favorire il loro massimo riutilizzo. L’aumento della popolazione e delle attività produttive, lo sfruttamento dei territori e la diminuzione delle risorse rendono necessarie valutazioni globali (bilancio di massa delle attività inquinanti), che devono concretizzarsi nelle realtà in azioni locali con interventi correttivi idonei, l’adozione di strumenti legislativi moderni ed adeguati sono il contributo per recuperare quanto non è stato previsto, né programmato, in passato per l’ambiente ed il consumo delle risorse disponibili. Dovremo, sempre più, imparare a gestire accuratamente e senza sprechi ogni risorsa, ogni rifiuto dovrà contenere in sé la natura riciclabile.
Fondamentalmente gli imprenditori, per loro natura, hanno le intuizioni per creare nuove opportunità di interesse del mercato, quando il nuovo aspetto assume rilevanza produttiva o sia di interesse generale la legislazione interviene ad implementare la normativa del settore, cioè dopo aver acquisito gli elementi necessari a formulare nuove e specifiche regole di funzionamento che modificano, in senso migliorativo, la condizione precedente.
Spesso le aziende anticipano, con iniziative proprie e nel quadro della legislazione italiana ed europea vigente, soluzioni non ancora interamente normate in quanto strutturate su basi ed esperienze non esattamente condivisibili per cause diverse (localizzazione, strutture, sistemi di gestione, “cultura” del rifiuto e del recupero…ecc.).
Al fine di normalizzare le diverse situazioni esistenti con regole comunitarie condivise, che siano rispettose dell’ambiente e della libertà imprenditoriale, nel contesto dei Paesi aderenti, il Parlamento Europeo ha deliberato la direttiva (UE) 2018/851 del 30 maggio 2018, a parziale modifica e integrazione della precedente direttiva 2008/98/Ce relativa al recupero dei rifiuti, e la collega al concetto di realizzazione strutturale dell’Economia Circolare.
In competizione con alcune realtà europee dove la “discarica” è ancora il sistema di smaltimento più utilizzato, in Italia, a seguito di vari interventi legislativi e disposizioni del Ministero competente, si è sviluppato un approccio significativo alla “cultura” del recupero con specializzazioni dedicate in vari settori sia produttivi che domestici, con il passaggio graduale alla differenziazione dei rifiuti a cui si può “regalare” un nuovo riutilizzo, magari anche più di uno.
La raccolta da destinare al recupero risulta in crescita costante, con minori conferimenti in discarica e minori dispersioni nell’ambiente di molte tipologie di rifiuti, a vantaggio di un ridotto inquinamento e significativi quantitativi avviati al trattamento per riutilizzo.
La raccolta degli oli e dei grassi vegetali esausti, effettuata dalle Aziende consorziate al Conoe, segue un andamento analogo, passando dai 15.000/ton. della raccolta/rigenerazione nel 2002 ad una raccolta/rigenerazione di 72.000/ton. del 2017.
La genesi normativa trova il suo fondamento a seguito della diffusione dell’encefalopatia spongiforme bovina (malattia di Creutzfeldt-Jakob), malattia neurodegenerativa che conduce alla demenza, comunemente più nota come morbo della mucca pazza. Si riteneva che la malattia si trasmettesse ai bovini per mezzo del mangime miscelato (anche) con oli vegetali, e la possibilità che potesse essere contaminato (per ignoranza o incompetenza) da oli minerali o altri possibili rifiuti.
Da quello specifico episodio nasce l’esigenza, per il legislatore, di formulare le successive leggi di riferimento per la raccolta degli oli vegetali esausti con l’istituzione del Consorzio Conoe (Dlgs 152/2006 articolo 233), per il loro riutilizzo in specifici settori ed escludendo, nel contempo, il settore della mangimistica che, fino ad allora, aveva utilizzato senza alcun controllo normativo ingenti quote di rifiuti senza conoscerne l’effettiva provenienza e (forse) pericolosità.
Stimolate dallo studio e creazione dell’innovazione, dagli incentivi e finanziamenti Europei finalizzati allo sviluppo di nuove tecniche per la gestione dei rifiuti. dalla prospettiva di buoni vantaggi economici, le aziende Italiane del settore hanno investito in tecnologia e automazione di processi per il recupero dei rifiuti, i cui risultati si pongono all’avanguardia del settore e sono molto apprezzati (ed esportate) anche fuori dal continente europeo.
Nel contesto dell’olio vegetale (rigenerato) e degli studi di nuove applicazioni e tecnologie connesse al reimpiego, risulta all’avanguardia il brevetto mondiale dell’Eni per la produzione di biodiesel di qualità che utilizza, in parte, quote di raccolta di oli esausti provenienti dalla rigenerazione di imprese italiane e tecnicamente predisposte, con parametri specifici, alla fabbricazione del biodiesel con risultati migliorativi per qualità / rendimento e riduzione delle emissioni.
Le linee guida, concretizzate nelle direttive del Parlamento Europeo tendono ad una armonizzazione e normalizzazione generale fra i vari Paesi dell’Unione Europea, stabiliscono quali rifiuti possono, dopo il trattamento, nel rispetto della normativa e dell’interesse alla salvaguardia della salute umana e dell’economicità, essere inclusi fra i numerosi già presenti aumentandone il riutilizzo ed il rendimento post recupero.
Qualche breve considerazione si rende però obbligatoria: l’olio vegetale esausto, per quanto ritenuto NON pericoloso di fatto, se non ben gestito il ciclo complessivo potrebbe diventarlo se, per qualunque motivo, si verificassero infiltrazioni o sversamenti nell’ambiente, in particolare nelle faglie freatiche, i danni per l’eco sistema ed economici risulterebbero di notevole entità.
Alcuni studi stimano che 1 litro di olio può inquinare uno specchio d’acqua fino a 1.000 mq. danneggiando la flora e la fauna sottostanti poiché non sufficientemente ossigenati, se disperso nel terreno crea un sottile film intorno a particelle di terra e alle radici delle piante rendendole impermeabili all’acqua, di fatto impedendone l’assorbimento dei nutrienti, se giunge alla faglia freatica può inquinarla.
Da quanto sopra è auspicabile che l’olio vegetale esausto possa permanere fra i rifiuti gestiti con le modalità tipiche degli stessi (emissione del FIR per la tracciabilità delle movimentazioni di quantitativi per evitare l’elusione o l’uso improprio e fraudolento a causa del suo valore, il possibile inquinamento da sversamento…ecc.) ciò potrebbe contribuire a contenere potenziali gestioni non in linea con le corrette e buone pratiche di recupero.
Per molti anni l’olio vegetale esausto ed i grassi non sono stati oggetto di normative specifiche e utilizzati, per tradizione, nella saponificazione ed in qualche caso quali lubrificanti. Un altro uso più recente, nel diciannovesimo secolo (1801/1900), e fino alla diffusione dell’energia elettrica ritenuta più sicura ed economica, la necessità di garantire alla popolazione maggiore sicurezza nei percorsi cittadini è stata assicurata dall’olio vegetale utilizzato nei lampioni per l’illuminazione, una rivisitazione “ nell’era industriale” dell’antica lampada ad olio in uso soprattutto dalle popolazioni del bacino del mediterraneo (le ricerche sembrano attribuire l’invenzione della lampada ad olio agli Egiziani, perfezionata successivamente da Greci e Romani. In seguito, la versione “moderna”, è stata “aggiornata” con placche metalliche riflettenti, i lampioni appunto).
Con la rivoluzione industriale, sempre in assenza di una normativa specifica, l’olio vegetale trova nuove applicazioni quale lubrificante per macchine agricole e attrezzi, distaccante nell’edilizia, grassi per l’industria, recupero energetico (da solo o abbinato ad altri combustibili) e, soprattutto estere metilico per biodiesel.
Riteniamo che il nuovo pacchetto sull’Economia Circolare, divenuto operativo dal 04 Luglio 2018, non comporterà un gravoso adeguamento del sistema rifiuti, almeno per quanto riguarda il nostro specifico settore.
Già da tempo le aziende aderenti hanno investito tempo e risorse economiche su iniziative territoriali proprie o patrocinate dal Consorzio, nelle scuole ed ovunque sia possibile, si sono impegnate a costruire con l’utenza, professionale e domestica, un percorso virtuale di costante monitoraggio e attenzione all’ambiente ed alla salute. I risultati ci confortano e lasciano ben sperare anche per il futuro, l’educazione ambientale è parte integrante dei nostri obiettivi.
Intendiamo con la presenza e la professionalità delle nostre aziende contribuire al consolidamento continuo del settore, e massimizzare la raccolta / rigenerazione sul territorio italiano, nel pieno rispetto della legalità e, secondo quanto previsto dal fine istituzionale del Consorzio Conoe, salvaguardia dell’ambiente e della salute umana.