Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Quando nel 1988 il Parlamento italiano ha deciso di affrontare la situazione delle batterie al piombo disperse nell’ambiente creando un consorzio, la situazione nel Paese era veramente desolante.

Con il basso prezzo del piombo sui mercati internazionali, il valore dei rottami di piombo e dunque anche delle batterie era insignificante: quindi in termini economici a nessuno conveniva la raccolta ed anche il conseguente riciclo delle batterie.

Si trovavano batterie esauste non solo abbandonate nelle discariche abusive, ma addirittura sui marciapiedi delle città, vicino a monumenti storici, nei boschi.

Impegnando i produttori di batterie a sostenere i costi di una raccolta e un trattamento di riciclo corretti dal punto di vista ambientale in pochi anni si è risolto il problema.

Certo, si sono dovute fare grandi campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e mettere a disposizione dei privati e delle aziende servizi di logistica efficienti. Fatto ciò, solo dopo pochi anni l’Italia poteva vantare di avere una raccolta e un riciclo di batterie al piombo in linea con i Paesi occidentali considerati da sempre estremamente virtuosi nei confronti dell’ambiente, come Norvegia e Finlandia.

Con l’economia circolare oggi siamo all’inizio di una simile meravigliosa avventura? Le premesse dicono di no.

La moltiplicazione degli attori sul territorio voluta da una legge ignorante dei problemi ambientali da una parte e dall’altra la responsabilità estesa dei produttori, che è solo un mantra recitato da tutti in Europa, ma che per ora non trova nessuna rispondenza pratica, rendono ardue quelle azioni necessarie a sensibilizzare tutti gli attori del settore sulla necessità di un impegno preciso ad attuare l’economia circolare.

La nostra speranza è che i legislatori italiani scoprano presto questo deficit e vi pongano riparo.
Senza l’impegno dei produttori a farsi carico economicamente dei progetti dei loro prodotti, in modo che siano completamente riciclabili (il cosiddetto Ecodesign), e senza analogo impegno economico per diffondere la cultura del riciclo presso tutti gli operatori sarà estremamente difficile ripetere il successo ottenuto con le batterie esauste.

Peccato, perché ormai vi sono le esperienze e di conseguenza le conoscenze sufficienti a rendere di nuovo l’Italia un Paese orgoglioso delle proprie attività ambientali.

Comunque non è mai tardi ed inoltre sistemi come Cobat sono in grado di realizzare già oggi un buon lavoro: ma vorremmo che diventasse ottimo soprattutto per il futuro del Paese Italia.