Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Sono trascorsi 3 anni da quando alcuni avvenimenti hanno posto l’enfasi sui temi ambientali e della sostenibilità. Dall’enciclica del Papa, protagonista per molti mesi del dibattito sull’ambiente, alla Strategia ONU sullo Sviluppo sostenibile.
Un filo conduttore ha caratterizzato quella fase: ai temi economici e della crescita è stato riconosciuto un legame strettissimo con quelli ambientali… perfino nell’enciclica papale.
Nello stesso periodo inizia a farsi spazio in Europa la consapevolezza della necessità di trasformare il nostro modello di sviluppo secondo i principi dell’economia circolare.
Oggi i tempi dovrebbero essere maturi per fare il punto su cosa l’Italia ha saputo mettere in campo per realizzare questa transizione: seppure l’approvazione del primo pacchetto di Direttive Europee sia recente, già da tempo c’erano tutti gli elementi per orientare la politica ambientale valorizzandone le opportunità economiche collegate con l’adozione di un modello di economia circolare.
Ad oggi ciò non è ancora avvenuto; sono stati adottati interventi legislativi e regolatori incentrati su aspetti burocratici (che si sono spesso trasformati in complicazioni e adempimenti per le nostre imprese), piuttosto che secondo strategie complessive ben definite.
Di conseguenza, le imprese sono state meno stimolate ad adottare percorsi di sviluppo orientate alla green economy, alla qualità, all’economia circolare, dovendo impiegare tempo e risorse per rispettare una legislazione caotica e complessa.
Cosa fare dunque per cambiare rotta e consentire al sistema economico nel suo complesso di dare il proprio contributo all’economia circolare? Ecco alcune priorità:
Il primo obiettivo è quello della semplificazione e della coerenza legislativa: per troppi anni la normativa ambientale è stata oggetto di interventi di difficile lettura, complessi, che hanno contribuito ad appesantire le imprese con procedure e costi senza alcun beneficio per l’ambiente. Il codice ambientale presenta ormai diversi elementi di criticità, soprattutto – ma non solo – nella parte IV relativa ai rifiuti. Troppi vincoli ostacolano la possibilità concreta di rispettare la gerarchia nella gestione dei rifiuti; riuso e riciclo sono spesso fattispecie non attuabili perché le regole spingono, paradossalmente, verso la discarica.
Non si può sorvolare sul tema della responsabilità estesa del produttore, che ha acceso il dibattito (almeno in Italia) durante la discussione del pacchetto europeo: un modello che, con la nascita dei Consorzi ambientali, ha consentito di raggiungere ambiziosi obiettivi di raccolta, riciclo e recupero dei rifiuti ma che, dopo tanti anni, si è evoluto in molteplici modelli diversi da filiera a filiera, con impatto e risultati spesso diversi tra loro. A tal proposito, una revisione di questo modello non può prescindere dalla necessità di fissare obiettivi generali e un quadro di regole comuni, coerenti con le funzioni di interesse generale che tali Consorzi ricoprono. Essi, infatti, non hanno solo rappresentato uno strumento organizzativo per assolvere i produttori del bene dagli obiettivi posti dalla normativa ambientale, ma hanno avuto un ruolo di supporto per tutta la filiera, a partire dai produttori del rifiuto che, per la gran parte dei casi, sono micro, piccole e medie imprese (si tende a dimenticare, troppo spesso, la necessità di coniugare l’EPR con il principio comunitario della responsabilità condivisa).
Eco-innovazione: seppure sia una priorità del pacchetto sull’economia circolare, spesso ci si dimentica che l’innovazione ed in particolare l’eco innovazione devono necessariamente essere una delle leve di questo cambiamento strutturale. La capacità di sostenere la ricerca e l’innovazione sarà pertanto un fattore determinante per dare impulso alla transizione, che concorrerà anche a rafforzare la competitività e modernizzare i sistemi produttivi; anche attraverso un raccordo più incisivo tra il piano “Impresa 4.0” e le politiche ambientali.
Da ultimo, merita un accenno il tema del ruolo della Parti sociali: la capacità di rilanciare i temi ambientali coniugandoli con quelli economici passa necessariamente da un coinvolgimento trasversale e sistemico. Questa consapevolezza in passato era stata colta dal legislatore, che aveva garantito un ruolo proattivo delle parti sociali attraverso l’istituzione del Comitato Economico e Sociale per le Politiche Ambientali (CESPA), definito nel codice ambientale quale organo consultivo del Ministero dell’Ambiente. Attualmente è (inspiegabilmente) un organo fermo ed in attesa di ricostituzione dal 2013, ma negli anni precedenti ha favorito l’elaborazione e la condivisione di strategie ed interventi legislativi importanti.