Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Editoriale

Ludopatia: il sito web del Ministero della Salute la definisce come l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante l’individuo che ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze.
Per continuare a dedicarsi al gioco d’azzardo e alle scommesse, chi è affetto da ludopatia trascura lo studio o il lavoro e può arrivare a commettere furti o frodi. È una condizione molto seria che può arrivare a distruggere la vita.
Durante i periodi di stress o depressione, l’urgenza di dedicarsi al gioco d’azzardo per le persone che ne sono affette può diventare completamente incontrollabile, esponendole a gravi conseguenze, personali e sociali.
Come dire, uno dei tanti figli legittimi della crisi che ha tutti i numeri per poter distruggere un intero tessuto sociale.
La ludopatia, un dramma che con tre milioni di persone a rischio e un autentico boom tra gli adolescenti ci vede, ovviamente, tra i primi in Europa. I dati allarmanti vengono dall’Istituto di Fisiologia del Cnr di Pisa. L’allarme riguarda soprattutto maschi, disoccupati e persone con un basso livello di istruzione. Quindi, visti i tempi che corrono, quanto a disoccupati e persone poco istruite, le fila dei ludopati non potranno che ingrossarsi. C’è da chiedersi (tra le tante) perché sulle cose peggiori abbiamo sempre il primato e sul resto, invece, siamo sistematicamente il fanalino di coda? Il gioco d’azzardo è una specie di termometro e funziona in modo inversamente proporzionale alla crescita economica: meno cresciamo più giochiamo. I consumi precipitano vorticosamente ma aumenta il denaro speso per giocare perché ci si illude che vincere, in fondo, sia facile. Un solo bacio della Fortuna può cambiare la vita. Indisturbato e triste è l’esercito dei games addicted che cerca un’opportunità, un modo per farcela, un’occasione. Quella che la crisi gli ha rubato. Lo Stato si mette la coscienza a posto con lo spot “gioca senza esagerare”, ma di limitare e mettere ordine neanche l’ombra. Anzi. La proliferazione delle sale giochi sta cambiando la geografia dei nostri quartieri e i punti di riferimento che avevamo da sempre. La presenza capillare delle slot machines in bar, ristoranti, autogrill sta cambiando la percezione del rapporto con gli altri. È l’aumento di una solitudine senza fine che moltissimi giovani spartiscono tra il Pc, la presunta compagnia dei social network e le slot.
Hobby diventa così solo una parola esotica e le occasioni per impegnarsi in attività che comportino l’impegno verso gli altri si riducono, fino ad annullarsi. La legge Balduzzi ha istituito l’Osservatorio sulla dipendenza da gioco d’ azzardo, ma non se ne parla mai. In Italia il gioco d’azzardo è vietato in luoghi pubblici e privati, però se è lo Stato a controllarlo tutto diventa lecito. Mi piacerebbe se fosse vietato giocare on line; se al posto delle sale bingo (la “b” va minuscola) sorgessero palestre o biblioteche comunali; se i “gratta e vinci” si trasformassero in banche del tempo; se l’opportunità non fosse un win for life ma un’Università; se nessuno mettesse più piede in un bar dove ci sono le slot machines. Almeno questo potremmo farlo, tutti insieme. E sarebbe facile, perché è il consumatore che fa il mercato.
Chi sostiene il costo di questa degenerazione? Le imprese e i cittadini (che provano a sopravvivere). È la solita socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili. Cosa c’entra tutto questo con i rifiuti? C’entra perché lo smarrimento della intelligenza collettiva e uno Stato incapace di prendersi cura del suo futuro negano in radice le opportunità, cancellano i diritti e producono solo profitti per pochi. Anche nel settore della gestione dei rifiuti. Una brutalizzazione economica e sociale che crea tutte le condizioni per il saccheggio delle attività economiche legali. Le uniche che, invece, generano ricchezza. Per tutti.