Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Presidente ANCEIl tema dell’economia circolare, negli ultimi anni, si è progressivamente imposto nel panorama internazionale e nazionale nella convinzione, oramai largamente condivisa, che rappresenti una straordinaria opportunità per trasformare la nostra economia e renderla più sostenibile, non solo in termini ambientali, ma anche economici e sociali.
Si tratta di un passaggio per così dire “obbligato” che coinvolge il settore dell’edilizia a trecentosessanta gradi, ovvero in tutti quegli ambiti in cui esso stesso può, e deve, contribuire a favorire un uso circolare delle risorse: nuove costruzioni ma anche e soprattutto edilizia di sostituzione e più in generale rigenerazione urbana, che rappresentano il vertice dell’economia circolare in una logica di non consumo di suolo.
Per promuovere questo processo di transizione è però necessario porre in essere una serie di azioni e strumenti in grado di superare gli ostacoli e le resistenze, spesso anche culturali, che fino ad ora hanno impedito l’affermarsi del nuovo approccio alla “circolarità” delle risorse.
L’impianto normativo e ancor di più quello procedurale rappresentano infatti spesso un limite che in molti casi scoraggia comportamenti virtuosi da parte degli operatori, a causa dell’incertezza negli adempimenti, nelle tempistiche, ma anche della scarsa fiducia verso un “legislatore” che troppo spesso cambia i parametri e le regole del gioco.
Un esempio fra tutti è rappresentato dalla disciplina dei materiali da scavo, la cui gestione, con l’entrata in vigore lo scorso anno del Dpr 120/2017, è divenuta ancora più “complessa”, soprattutto per i piccoli cantieri, che rappresentano circa l’80% dell’attività edilizia. Tutto ciò che si era raggiunto dopo anni di modifiche, circolari interpretative, linee guida è stato di fatto vanificato dall’ennesimo intervento normativo che con l’obiettivo di semplificare ha invece complicato.
Un altro caso è la questione dell’End of Waste: da oltre otto anni stiamo aspettando i decreti per operare e, più in generale, la definizione dei criteri specifici per cui determinati oggetti o sostanze (es. macerie derivanti dalle demolizioni e quindi dalle operazioni di manutenzione e rigenerazione urbana) cessano di essere considerati rifiuti e quindi possono rientrare nel ciclo produttivo.
Alcuni passi in avanti sono stati fatti, ad esempio per il fresato d’asfalto, per anni oggetto di un acceso dibattito giurisprudenziale, ma per altri materiali come, e lo ricordo di nuovo, le cosiddette macerie da demolizione, manca ancora il quadro delle regole in grado di rappresentare un punto di riferimento per imprese ed operatori.
Per il settore delle costruzioni l’emanazione di questi decreti rappresenta una priorità che, peraltro, andrebbe integrata con la previsione di una procedura “semplificata” per l’utilizzo diretto del materiale nel cantiere, assicurando in ogni caso il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente. Tale impostazione consentirebbe una riduzione dell’impatto ambientale dovuto alla movimentazione del materiale all’impianto di trattamento, ma anche una contrazione dei costi legati al trasporto e al conferimento e conseguentemente un incentivo al recupero.
Una questione di carattere più generale per l’economia circolare e sulla quale è necessario un intervento normativo è quella della rifunzionalizzazione delle aree industriali dismesse, tema strettamente legato a quello della rigenerazione urbana e che investe larga parte del nostro territorio. Si tratta di aree, infatti, che spesso necessitano di interventi di bonifica o messa in sicurezza, le cui procedure, delineate dal codice dell’ambiente, richiedono però adempimenti e tecniche defatiganti, ma soprattutto tempistiche difficilmente preventivabili: in altri termini un vero e proprio freno a qualsiasi forma di investimento! Occorre intervenire al più presto attraverso la definizione di un iter procedurale che da un lato salvaguardi l’ambiente e la tutela della salute, ma nello stesso tempo renda “sostenibili” tali interventi, differenziando ad esempio tra aree in attività e aree con attività dismesse.
Infine, un’ultima riflessione: per attuare l’economia circolare è necessario diffondere la cultura della circolarità. Occorre in altri termini formare professionisti, progettisti, operatori pubblici e privati, coinvolgere le pubbliche amministrazioni al fine di incentivare l’impiego e la valorizzazione di materiali riciclati, ancora oggi troppo poco diffusi soprattutto nel settore degli appalti pubblici.