Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

In Italia la gestione dei rifiuti urbani e assimilati presenta performance e costi molto diversi. D’altra parte diversi sono i sistemi di governance, la dimensione e la struttura delle imprese, il livello di industrializzazione dei territori.
La frammentazione delle competenze fra i diversi livelli della pubblica amministrazione, un sistema di governance eterogeneo, stratificato quando non addirittura penalizzante (ad es. affidamenti di breve durata e su bacini di dimensioni ridotte), ha spesso ostacolato la crescita industriale del settore e giustificato la presenza di molti operatori di piccola e piccolissima dimensione, non sempre in grado di effettuare gli investimenti necessari a sviluppare il servizio e perseguire (prima ancora delle efficienze proprie delle economie di scala e di scopo) gli obiettivi ambientali fissati dalla legge.
L’Italia presenta un deficit significativo nelle infrastrutture a servizio della gestione dei rifiuti che rende difficile e spesso costoso chiudere il ciclo. In alcune aree del paese la cronica carenza di impianti di recupero è alla base di un ricorso ancora eccessivo alla discarica. Ciò espone il Paese al rischio di nuove procedure di infrazione da parte della Commissione europea e rallenta la transizione verso un’economia circolare.
Nell’ultimo quinquennio le aziende italiane hanno investito nel settore dei rifiuti urbani meno di due miliardi di euro a fronte di un fabbisogno che Utilitalia ha stimato in circa sei/sette miliardi. Si tratta di investimenti necessari e strategici. Necessari ad assicurare al Paese l’autosufficienza nel trattamento dei propri rifiuti e scongiurare nuove situazioni emergenziali. Strategici per il raggiungimento dei nuovi obiettivi europei di riciclaggio e recupero dei rifiuti.
La mancata approvazione definitiva del decreto legislativo sui servizi pubblici locali di interesse economico generale ha determinato, tra le altre cose, la mancata attribuzione all’Aeegsi (Autorità per l’energia elettrica, il gas e il settore idrico) delle funzioni di regolazione e controllo anche per il settore della gestione dei rifiuti urbani e assimilati.
Da tempo Utilitalia evidenzia la necessità di un’Autorità di regolazione nazionale e indipendente anche per i rifiuti urbani e assimilati. La sua azione potrebbe infatti favorire le condizioni necessarie a garantire, in ogni area del Paese, una gestione del ciclo dei rifiuti efficace, efficiente e trasparente.
L’azione dell’Autorità potrebbe infatti contribuire al superamento della legislazione concorrente tra Stato e Regioni, accelerare il tanto atteso riassetto della governance e favorire il superamento della frammentazione che si registra in senso orizzontale e verticale nelle politiche di settore (pianificazione, affidamenti, autorizzazioni, controlli) e nell’organizzazione del servizio.
La regolazione economica potrebbe, inoltre, accelerare il percorso verso l’adozione di una tariffa corrispettiva, capace di commisurare il costo alla quantità e alla qualità del servizio reso, nel pieno rispetto del principio europeo “chi inquina paga”. Oggi il sistema di remunerazione è poco attento a incentivare i comportamenti virtuosi dei cittadini, la qualità e le performance ambientali ed economiche delle imprese. La regolazione potrebbe invece introdurre un sistema tariffario chiamato a responsabilizzare tutti i soggetti (autorità locali, gestori, utenze) che hanno a che fare a diverso titolo con la produzione e la gestione dei rifiuti urbani e assimilati. Un sistema che, grazie all’introduzione di meccanismi incentivanti e costi efficienti, potrebbe spingere le imprese a progressivi recuperi di efficienza e produttività.
L’azione della regolazione potrebbe favorire gli investimenti necessari a colmare la cronica carenza di infrastrutture, soprattutto nelle aree del Paese che ancora oggi non riescono a soddisfare il proprio fabbisogno di trattamento e si trovano così costrette a inviare i propri rifiuti fuori regione, con significativo aumento degli impatti ambientali e dei costi a carico delle utenze.
L’attività di regolazione potrebbe, infine, promuovere la tutela dell’utente e favorire, sull’intero territorio nazionale, livelli adeguati e omogenei di servizio a costi trasparenti e paragonabili, anche attraverso la promozione di una concorrenza non rivolta al massimo ribasso ma all’efficienza, all’efficacia, alla qualità e alla sostenibilità ambientale.
A conferma di ciò basti considerare i benefici che la regolazione economica ha portato negli altri settori (energia elettrica, gas e sistema idrico) dei servizi pubblici locali, dove da una parte sono aumentati gli investimenti necessari a garantire infrastrutturazione e standard di servizio più elevati, dall’altra si è sviluppata una competizione tra operatori giocata sul piano dell’efficienza e dell’innovazione, a tutto beneficio della qualità del servizio e dell’utente finale.
Un ultimo aspetto non è da sottovalutare. Sull’introduzione di una regolazione economica anche nel settore dei rifiuti urbani e assimilati si registra oggi una generale convergenza da parte di tutti: della politica, del mondo economico e giuridico, delle istituzioni e, infine, degli stessi operatori, pronti ad accettare questa nuova sfida. Benefici attesi e consenso degli stakeholder fanno della regolazione un’occasione di sviluppo importante e non più procrastinabile per il settore dei rifiuti. Un’occasione che la politica deve cogliere quanto prima per far crescere la cultura industriale e il sistema dei servizi nel nostro Paese.