Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

La fissazione dei requisiti in base ai quali un determinato rifiuto cessa di essere tale (End-of-Waste), ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2, Dlgs 152/2006, rappresenta una delle condizioni perché possano svilupparsi efficacemente i mercati dei materiali riciclati e dei prodotti con essi realizzati.
Il primo motivo è senz’altro a carattere amministrativo. A tutt’oggi, la principale norma nazionale di riferimento per le caratteristiche delle materie prime derivate dai rifiuti (e non tutte) rimane il Dm 5 febbraio 1998, che tuttavia rappresenta una norma ormai superata a causa delle molteplici innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute. Purtroppo infatti il processo continuo di adeguamento, da parte degli Enti di normazione, degli standard merceologici per tali materiali non è stato affiancato e seguito (se si esclude il caso del CSS-combustibile) da una trasposizione di tali standard in una o più norme tecniche nazionali sull’EoW, di riferimento per il rilascio delle autorizzazioni ordinarie o per l’applicazione delle procedure semplificate. Ciò ha favorito diversità di interpretazioni e di comportamenti da parte degli Enti deputati al rilascio delle autorizzazioni e al controllo, anche per quanto riguarda i flussi diretti all’estero.
Altro motivo per sviluppare l’EoW è che esso è uno dei fattori-chiave per contribuire a sensibilizzare consumatori e utenti dei servizi, pubbliche amministrazioni e aziende in modo da vincere le resistenze culturali nei confronti di prodotti e materiali che derivano dai rifiuti. Per far ciò, è necessario in primo luogo puntare sui benefici derivanti dal loro utilizzo, non da ultimo il risparmio economico e ambientale (in termini di spreco evitato di risorse naturali, di energia, e di mancato inquinamento), favorendo la diffusione delle corrette informazioni. Si consideri che in talune applicazioni (es. superfici sportive o sottofondi stradali) l’impiego di materiale riciclato (granulo in gomma o aggregato riciclato) risulta meno costoso di quello del corrispondente materiale vergine e conferisce al manufatto finale caratteristiche migliori rispetto al prodotto “convenzionale” (è il caso delle fondazioni stradali realizzate con aggregati riciclati, che presentano caratteristiche di portanza della struttura migliori di quelle ottenibili con materiali vergini, oppure degli asfalti modificati con polverino di gomma riciclata, utilizzati in tutto il mondo per migliorare la resistenza alla fessurazione e all’ormaiamento, con migliorate capacità fono-assorbenti e di frenata del pneumatico sull’asfalto).
Il supporto alla politica dell’EoW va nella direzione di potenziare non solo la riduzione del consumo di materie prime, ma anche la dipendenza energetica, elementi su cui l’Europa e soprattutto l’Italia risultano molto fragili. Il Dm 14 febbraio 2013, n. 22 è partito proprio da questo presupposto per la disciplina del CSS-combustibile: gli scarti provenienti dalle attività di riciclo e parte dei rifiuti urbani indifferenziati non riciclabili hanno ancora un potenziale importante dal punto di vista energetico, che può essere utilmente impiegato anche in sostituzione dei combustibili convenzionali. Ma a più di quattro anni dall’emanazione del Regolamento si riscontrano ancora sul territorio “alcune difficoltà di applicazione legate principalmente alle interpretazioni difformi da parte di enti locali e al perdurante mancato consenso sociale” (cfr. Relazione del Comitato di Vigilanza e Controllo CSS del MATTM) che rallentano (se non rendono impossibile) il rilascio delle autorizzazioni per l’utilizzo piuttosto che per la produzione.
Nel lento processo di sensibilizzazione che porta ad una maggiore consapevolezza sui benefici che derivano dall’economia circolare, un ruolo fondamentale lo giocano, senza dubbio, la puntuale standardizzazione dei materiali, le certificazioni, la diffusione dell’uso della marcatura CE come strumento di garanzia della qualità dei materiali e la definizione dei criteri End-of-waste. A corollario, appare imprescindibile la riscrittura dei capitolati per le opere in chiave più moderna ed eco-sostenibile, facendo riferimento non più e non tanto all’origine dei materiali (se naturale o da rifiuti) quanto alle caratteristiche prestazionali che essi devono avere in relazione agli usi specifici cui sono destinati.
Da questi pochi cenni, risulta di assoluta evidenza l’importanza che l’EoW assume per una maggiore certezza delle regole di contesto; tuttavia, esso da solo non è sufficiente per sviluppare un mercato efficiente dei mercati e prodotti riciclati, almeno finché i prezzi di mercato non rispecchieranno la scarsità crescente delle risorse nel lungo periodo. Occorre quindi prevedere ulteriori politiche di supporto (sotto forma di strumenti economici incentivanti) alla domanda di prodotti che provengono dal riciclo, per renderne evidenti i benefici ambientali, politicamente e universalmente riconosciuti, ma che non sono adeguatamente riflessi nei prezzi degli stessi. Ci auguriamo che il recepimento e l’attuazione delle direttive UE (ormai prossime) in materia di rifiuti possano costituire l’occasione per introdurre misure concrete per stimolare, con approcci scevri da preconcetti e luoghi comuni, una maggiore circolarità delle risorse nell’economia e nella società.