Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

L’attuale formulazione del Dlgs 152/06 descrive il rifiuto come una sostanza o un oggetto di cui il detentore voglia o debba “disfarsi”. Questa definizione induce a pensare che il rifiuto sia qualcosa che non serve più. Infatti nasce dal modo di pensare tipico dell’economia lineare: produzione, consumo, rifiuto.

L’economia circolare ci impone invece un deciso cambio di prospettiva. Dobbiamo partire dall’ultimo elemento della catena: il rifiuto se prodotto in modo congruo al suo riutilizzo diventa a sua volta materia da trattare. In questo modo assume la funzione di una materia da inviare ad un ciclo produttivo e, come qualsiasi altra, produce gli effetti cui guardiamo quando vogliamo valutare una qualsiasi attività industriale.

Il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati (prima COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati) rappresenta uno dei migliori esempi europei di economia circolare. Oggi il Consorzio raccoglie il 97% del rifiuto raccoglibile e lo avvia tutto a rigenerazione. Un enorme passo avanti rispetto a quel 20% della fase di avvio, 34 anni fa, che è stato possibile grazie all’innovazione tecnologica e alla trasformazione gestionale. Questo lavoro ha consentito sia di riutilizzare oltre 5,5 milioni di tonnellate di oli usati, (che rigenerati, hanno prodotto 2,6 milioni di tonnellate di nuove basi lubrificanti con un risparmio di 3 miliardi di euro sulla bilancia petrolifera nazionale) sia evitare l’inquinamento di una superficie grande due volte il Mar Mediterraneo.

Economia circolare vuol dire “rifiuti 0”, che non è uno slogan ma un percorso lungo e complesso fatto di innovazione nelle metodologie di produzione, nei materiali, e nei comportamenti. Ma è soprattutto una vera rivoluzione culturale: dobbiamo immaginare metodi operativi non solo in grado di minimizzare il rifiuto prodotto a fine vita, ma anche di renderlo potenzialmente riutilizzabile. Questi due obiettivi sono quelli che dovremo avere ben presenti per ciò che progetteremo in futuro, un vero e proprio cambio di mentalità che non sarà semplice far accettare, abituati come siamo al consumo dell’economia lineare.

Nel settore di attività del CONOU ci sono voluti diversi anni per modificare convinzioni consolidate e far capire che le basi lubrificanti rigenerate hanno caratteristiche identiche (e in alcuni casi persino superiori) rispetto alle basi ottenute dalla raffinazione del greggio. I prodotti della rigenerazione non solo sono sostenibili dal punto di vista ambientale ma sono sufficientemente competitivi sul mercato.

Nel nostro settore questo nuovo modo di concepire il processo è ormai acquisito, La sfida è ora quella di lavorare sulle tante altre tipologie di rifiuti che, seguendo la classica economia lineare, ancora vengono considerate solo come un qualcosa di cui disfarsi.

Riguardo i lubrificanti usati l’Italia ha molto da insegnare all’Europa. Lo scorso 24 aprile a Bruxelles, il CONOU ha presentato insieme a Legambiente la propria best practice davanti alla Commissione UE e al Vicepresidente Jyrki Katainen.

L’emendamento 195 del Pacchetto sull’economia circolare sostiene che gli Stati membri dovranno adottare le misure volte a garantire che, entro il 2025, la percentuale di oli usati avviati a rigenerazione sia aumentata almeno all’85%. Il nostro Paese ha già superato questa soglia con ben 8 anni di anticipo, di conseguenza l’assicella può essere ancora alzata.

Sul fronte interno, invece, la nuova sfida del Consorzio è quella di incrementare la qualità della raccolta – in particolar modo nel settore delle aziende industriali – al fine di migliorare il prodotto da avviare a rigenerazione e lavorare ulteriormente per recuperare le ultime quantità residuali: l’ambiente giudica il nostro operato in maniera lusinghiera, ci interessa mantenere la stima degli addetti ai lavori anche per il futuro.