Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

La definizione di rifiuto che com’è noto la Comunità Europea non è mai riuscita a variare e che allorché si analizza “l’intenzione di disfarsi” lascia ampi spazi alla interpretazione, è ormai desueta e solamente un mezzo per l’applicazione di sanzioni.
Ciò perché essa viene compensata dai principi generali di precauzione, prevenzione, sostenibilità per il rispetto dell’ambiente che la maggior parte dei cittadini e degli imprenditori ha ormai ben presente.
Pertanto la sua definizione, che dovrebbe essere cambiata, non sembra trovare il normale sviluppo dell’economia in genere e di quella Circolare in particolare perché il tipo di gestione, specialmente pubblica, non sembra idonea a raggiungere i principi di riciclaggio e recupero previsti.
E ciò a causa delle normative esistenti e più ancora della loro applicazione pratica che non comporta una aderenza ai principi quali quelli ad esempio dell’End of Waste e Sottoprodotti imbrigliati in una serie contorta di procedure e consensi diversificati e male interpretati.
La limitatezza delle prime e la difficile attuazione dei secondi, rendono difficile la loro attuazione principalmente a causa delle diversificate interpretazione degli organi di controllo; ma più ancora dalla non chiarezza dei legislatori che non sembrano siano molto a conoscenza delle realtà sulle quali legiferano.
Per quanto riguarda il settore tessile dopo gli incontro avuti al Ministro dell’Ambiente con la partecipazione della Direzione delle Dogane e l’emanazione di circolari da parte dei due Enti dovrebbe essere superata la fase delle diverse interpretazioni che vengono date da alcune Dogane circa la spedizione dei rifiuti tessili all’estero.
Ciò che tuttavia è necessario ed importante è chiarire che nelle raccolte differenziate di rifiuti tessili la norma introdotta ultimamente circa la consegna diretta del vestiario e accessori usati alle Onlus che provvedono alle donazioni è l’unico mezzo per accettare materiale sia di vestiario che di accessori che sia veramente utilizzabile cosa che appunto non si avrebbe ove il vestito sia inserito senza controllo nei cassonetti, solo così con tale tipo di selezione si potrà accedere e concorrere alla fase dell’Economia Circolare che appunto prevede la possibilità di eliminare al massimo il concetto di rifiuto.
Per quanto riguarda il problema dell’End of Waste e Sottoprodotti non riescono ad affermarsi in Italia un primo luogo per la non facile individuazione ed in secondo luogo perché ad esempio per quanto riguarda i sottoprodotti per alcuni settori economici sono di difficile individuazione.
Quindi occorrerebbe che oltre alla norme generali emanate circa l’individuazione di tali strumenti ci fossero delle norme di chiarificazione “effettiva” in maniera da non sottostare anche in questo caso a controlli anomali che impediscono l’utilizzazione di tali importanti strumenti.
La crescita del settore, secondo Conau, deve pertanto essere accompagnata da regole chiare e trasparenti tali da consentire la tracciabilità di tutti i flussi che vengono gestiti dal sistema nel suo complesso e di disciplinare le attività di riciclo, preparazione per il riutilizzo e riuso.
In questo modo si eviteranno “falle” che possono alimentare attività illegali, come testimoniato da recenti vicende di cronaca.