Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Il concetto di End-of-Waste (EoW) è stato introdotto dalla “Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti”, adottata dalla Commissione europea nel 2005, nella quale si proponeva di precisare le condizioni per la cessazione della qualifica di rifiuto nell’ambito della revisione della direttiva quadro sui rifiuti. L’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE (Direttiva quadro sui rifiuti) ha successivamente stabilito che un rifiuto cessa di essere tale qualora sia sottoposto a un’operazione di recupero (incluso il riciclaggio) e risulti conforme a specifici criteri da elaborare nel rispetto delle seguenti condizioni:
• il materiale (sostanza od oggetto) è comunemente utilizzato per scopi specifici;
• esiste un mercato o una domanda per tale materiale;
• il materiale soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
• l’utilizzo del materiale non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

Obiettivo dell’EoW è evidentemente quello di promuovere il riciclaggio, contribuendo ad assicurare un elevato livello di protezione ambientale attraverso la riduzione dei consumi di materie prime vergini e dei quantitativi di rifiuti avviati a smaltimento. Gli strumenti per il perseguimento dell’obiettivo sono stati individuati prioritariamente in:
• armonizzazione dei criteri tra i vari Stati membri;
• creazione di un quadro normativo certo;
• riduzione degli oneri amministrativi.

Va evidenziato che a nove anni dall’emanazione della Direttiva 2008/98/CE i criteri comunitari per l’EoW sono stati emanati solo per ferro e acciaio, alluminio, rame e vetro. Per gli altri materiali la disciplina attuativa dell’EoW denuncia un certo ritardo e pertanto in Italia continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998 e 12 giugno 2002, n. 161, che disciplinano le c.d. MPS, le quali non sono altro che un sistema “ante litteram” dell’“end of waste” comunitario ma non garantiscono certo quella armonizzazione dei criteri tra Stati membri necessaria per soddisfare i sopra richiamati obiettivi dell’EoW.

Un’armonizzazione, a livello europeo, delle regole sull’utilizzo dei rifiuti e/o dei materiali di rifiuti come risorse in sostituzione delle materie prime gioverebbe all’attuazione dei principi della “Recycling Society”, della “Circular Economy” e della “Green Economy”, che le politiche ambientali, e non solo, perseguono in maniera sempre più decisa. Questa armonizzazione passa senza dubbio da una chiara disciplina EoW per tutti i materiali e da una uniforme definizione di “riciclaggio”.

Tra i materiali che ancora non “godono” di una disciplina comunitaria sull’EoW vi sono anche la carta e il cartone, materiali che, in Italia, per il 55% provengono da fibre di riciclo con un tasso dell’80% nel settore dell’imballaggio. Quello cartario è dunque un settore “chiave” nell’economia circolare e proprio per questo un’armonizzazione a livello europeo dell’EoW per la carta non può prescindere da una chiara disciplina sulla qualità della carta da riciclare che si ottiene dalle operazioni di recupero per la successiva immissione nei processi produttivi ai fini del riciclaggio. I criteri comunitari per la cessazione della qualifica di rifiuto devono altresì disciplinare con chiarezza i trattamenti a cui sottoporre i rifiuti di carta e cartone prima del riciclaggio finale, inclusi gli obblighi di monitoraggio. Solo a queste condizioni l’EoW può essere un efficace strumento (si badi bene, il mezzo e non il fine!) per massimizzare il riciclaggio e la riduzione dei consumi di materie prime vergini in ossequio ai principi della circular economy. Il rischio, altrimenti è quello di favorire quegli operatori (soprattutto extra Ue) che hanno minori vincoli ambientali.