Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Stiamo vivendo, in questi mesi, una fase di rinnovato interesse sui temi ambientali; infatti, il Piano d’Azione Europeo sull’economia circolare si affianca ad atti strategici quali l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile e l’Accordo di Parigi sul clima.

Un atteso rinnovamento che, per essere effettivamente tale, dovrà passare dalla capacità di coinvolgere l’intero sistema economico caratterizzato, in Italia come in Europa, dalla piccola e media impresa diffusa e radicata sul territorio.

Pur essendo l’economia circolare un concetto molto ampio che passa attraverso molteplici fattori quali ad esempio l’eco-innovazione o l’adozione di un modello di consumo più sostenibile, la gestione dei rifiuti ne rappresenta certamente un elemento fondamentale.

Se pensiamo, in tale ambito, che 690.000 micro e piccole imprese rappresentano il 97% del totale dei produttori di rifiuti speciali (circa 52 mln di tonnellate), è evidente l’interesse per queste imprese di cogliere le opportunità di questo cambiamento. Anche perché il 95% dei rifiuti prodotti dalle micro e piccole imprese sono rifiuti NON pericolosi e quindi con maggiori opportunità di recupero. (Dati ECOCERVED “Rifiuti nelle piccole e medie imprese” novembre 2015  ).

Certo le criticità non mancano.

Il nostro codice ambientale contiene ancora alcune contraddizioni rispetto al percorso da intraprendere: una normativa non sempre omogenea, carente in alcuni ambiti ed estremamente burocratica ha frenato il processo di riconversione del nostro modello di sviluppo. Un approccio volto più a regolamentare al massimo piuttosto che a trovare le giuste soluzioni per conciliare legalità, tutela dell’ambiente, e valorizzazione del potenziale dei rifiuti stessi come risorse.

Con riferimento, ad esempio, a due ambiti fondamentali per perseguire una gestione dei rifiuti che faciliti e premi la loro valorizzazione come risorse, ovvero il sottoprodotto e l’end of waste, abbiamo scontato ritardi nel compimento della normativa di riferimento e molte incertezze interpretative, che non hanno consentito alle imprese la possibilità di cogliere le opportunità derivanti da entrambe le fattispecie.

Il processo che conduce all’individuazione del sottoprodotto non è sempre facile e le difficoltà interpretative non solo hanno determinato maggiori complessità ed oneri per le imprese ma, al contempo, hanno reso poco efficiente, da un punto di vista sia ambientale che economico, la gestione di materiali e prodotti con un potenziale importane di riutilizzo. Il recente regolamento sui sottoprodotti ha rappresentato un passo avanti, ma rimangono ancora alcuni nodi da sciogliere per semplificare davvero la disciplina, tenuto conto che un sottoprodotto non è un rifiuto.

Dunque, quello che manca è un cambio di approccio rispetto al tema dei rifiuti, che passi attraverso alcuni step fondamentali.
• Conciliando tutela dell’ambiente e semplificazione (sfatiamo l’idea che solo norme estremamente complesse tutelano l’ambiente, spesso è proprio il contrario).
• Intervenendo sul nostro codice ambientale, con l’obiettivo di garantire una legislazione più coerente con un modello di economia circolare, e definendo un percorso di medio lungo termine volto non solo a recepire ma a valorizzare e potenziare l’impatto delle politiche necessarie ad attuare gli impegni assunti su questi temi.
• Definendo una strategia pluriennale, fatta da obiettivi ma, soprattutto, da strumenti concreti in grado di sostenere gli investimenti delle imprese, anche le più piccole.
• Creando sinergie, tra imprese e tra imprese - PA - mondo della ricerca; è necessario che tutte le imprese dispongano delle conoscenze necessarie per comprendere ed attuare le trasformazioni, anche tecnologiche, funzionali ad orientare la propria attività secondo i principi della prevenzione, del riuso e del riciclo.