Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Il settore del vetro cavo, con la sua naturale attitudine al riciclo, rappresenta l’esempio perfetto del nuovo modello di “economia circolare” promosso dall’UE e rivestirà un ruolo fondamentale nel consentirne la diffusione in futuro. L’Industria italiana del vetro è chiamata a cogliere tutte le potenzialità insite in tale nuovo modello di sviluppo.

L’aumento della domanda di materie prime e le conseguenti ricadute in termini di impatto ambientale ed economico vedono, già da tempo, le Vetrerie protagoniste nella riduzione dei propri consumi, attraverso l’impiego di quantità crescenti di vetro riciclato, oggi presente fino al 90% della miscela vetrificabile.

Il vetro può essere riciclato totalmente, per un numero infinito di volte, per realizzare prodotti con le stesse caratteristiche di quelli originari; consente di raggiungere significativi risparmi di materie prime ed energia, con positivi effetti sull’ambiente anche in termini di riduzione delle emissioni di gas serra.

Per questo il settore è impegnato da molti anni, con investimenti dedicati, in numerose attività finalizzate a favorire la raccolta differenziata, il recupero ed il riciclo, degli imballaggi in vetro a fine vita (post-consumo). Azioni che, anche grazie alla costituzione del sistema CONAI/COREVE, hanno permesso di sviluppare ambiziosi programmi nazionali di aumento delle quantità riciclate, puntando contestualmente al miglioramento della qualità del rottame di vetro destinato alle Vetrerie, in sostituzione delle materie prime vergini.

La riduzione delle risorse naturali e gli elevati costi di approvvigionamento di materie prime ed energia hanno spinto l’Industria vetraria ad intraprendere diverse specifiche attività di ricerca, volte sia ad ottimizzare ed innovare i processi produttivi ed i prodotti, sia a valorizzare tutti gli scarti di produzione e quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti di imballaggio in vetro dopo la raccolta, assicurando, al contempo, la produzione di nuovi imballaggi con standard qualitativi equivalenti se non migliori.

Secondo uno studio di Ernst and Young del 2015, in un anno il settore della produzione e del riciclo del vetro europeo, che registra un tasso di riciclo complessivo ormai oltre il 70%, è in grado di produrre oltre 20 milioni di tonnellate di imballaggi (bottiglie e vasetti) anche grazie alla raccolta differenziata, al recupero e al riciclo di quanto consumato nei Paesi UE e genera 125.000 posti di lavoro, contribuendo con circa 9,5 miliardi di euro al PIL europeo e consentendo una riduzione del 48% dell’utilizzo di materie prime vergini altrimenti necessarie nella produzione di tali contenitori.

Per vincere la sfida degli obiettivi di riciclo che l’UE intende fissare per il 2025 ed il 2030, sarà necessario sviluppare ed implementare le migliori pratiche e le più efficaci soluzioni tecnologiche idonee a favorire il miglioramento della raccolta differenziata, sia in termini di quantità che di qualità, puntando su regole certe, di chiara e semplice applicazione, in linea con le esigenze delle aziende del vetro.

Non sempre, infatti, il quadro normativo ambientale agevola l’economia circolare: si pensi al Regolamento n. 1179/2012, che disciplina i criteri per i quali i rottami di vetro cessano di essere considerati rifiuti (End of Waste), i cui termini di applicazione e le ricadute operative sono ancora oggetto di approfondimento a causa di alcune criticità (sulle caratteristiche e le verifiche qualitative del rottame e sulla cessazione della qualifica di rifiuto per i rottami di vetro di origine ospedaliera) non ancora compiutamente affrontate dal Ministero dell’Ambiente.

D’altra parte, sempre in un’ottica di sviluppo dell’economia circolare, non appare più rinviabile la valorizzazione anche di quei materiali non riciclabili in vetreria – che rimane certamente l’opzione da privilegiare – ma comunque utilizzabili in processi industriali differenti da quello vetrario (cd “riciclo aperto”): è il caso degli scarti dell’edilizia, per i quali occorrerebbe prevedere uno specifico assetto amministrativo e procedure autorizzative semplificate, apportando le necessarie modifiche al Dm 5 febbraio 1998.

È, infine, tutt’ora oggetto di approfondimento anche il Dm 264/2016 sui sottoprodotti, che rappresenta certamente un’opportunità di valorizzazione degli scarti di produzione, ma sul quale permangono alcune riserve, anche alla luce della relativa circolare interpretativa emanata dal Minambiente.