Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

La vicenda del Sistri va ad arricchire la già folta schiera di provvedimenti legislativi che, in tema di rifiuti, sembrano essere ispirati da una logica perversa che anziché fare chiarezza ed agevolare gli operatori del settore sembra voler creare ambiguità e incertezza. Chi opera nel settore della gestione dei rifiuti è certamente avvezzo a districarsi tra norme che rendono la certezza del diritto un desiderata utopistico, ma quella del Sistri, per certi versi, è una vicenda che può vantare un primato tutto suo: il primo regolamento attuativo risale al febbraio 2011 e oggi, all’indomani della pubblicazione in Gazzetta del Dm 78/2016, possiamo affermare senza tema di smentita che la disciplina Sistri non può dirsi ancora concretamente avviata. Qualcuno, a ragione, ha affermato che con il nuovo Dm 78/2016 il Sistri “nasce vecchio”, e a ben vedere con l’ultimo regolamento neo nato che abroga il precedente si ripropone la più classica delle prassi legislative cui sono abituati tutti coloro che operano nel settore dei rifiuti, per tacer degli altri: il rimando eccessivo alla decretazione attuativa, nelle more della quale l’unico risultato concreto è che nulla cambia e dunque il Sistri resta ancora oggi un work in progress. L’articolo 2 del Dm 78/2016, che dovrebbe rappresentare la parte più innovativa dell’intero articolato, demanda a successivi decreti ministeriali la individuazione delle procedure di accesso al sistema, l’inserimento e la trasmissione dei dati, nonché gli importi dei contributi. Insomma, ancora nulla di fatto, se non la ridefinizione del perimetro al cui interno dovrà essere costruita la futura infrastruttura telematica a beneficio, si ritiene, del nuovo gestore che, al momento della emanazione del Dm, è in fase di individuazione. Resta il fatto che il progetto Sistri nasce per far fronte alla esigenza di controllare la tracciabilità dei rifiuti e, ad oggi, tale obiettivo non è stato certamente perseguito. Nel frattempo sarebbe auspicabile restituire alle imprese gli importi dei versamenti effettuati nei tre anni di vigenza di una disciplina fantasma. Resta poi da chiarire il raccordo tra la disciplina del Sistri e la tenuta dei registri di carico e scarico, in particolare per quanto attiene ai regimi di esonero previsti dal Codice ambientale (Dlgs 152/2006). Ciò al fine di scongiurare il rischio che l’esigenza di un efficace sistema di tracciabilità si traduca, come troppo spesso accade, in un appesantimento di oneri a carico degli operatori con notevoli impatti economici e operativi. Sotto tale ultimo profilo, vale la pena ricordare che la previgente formulazione dell’articolo 190, Codice ambientale, al comma 8 (venuta meno ad opera del Dlgs 205/2010) prevedeva l’esonero dalla tenuta dei registri di carico e scarico per i consorzi e i sistemi organizzati per la ripresa di particolari tipologie di rifiuti (imballaggi, batterie, oli, etc.). La clausola di esonero ivi prevista si spiegava in base al fatto che tali sistemi e circuiti organizzati, operando sulla base di accordi di programma o convenzioni quadro stipulati con la pubblica amministrazione ed operando per la gestione di particolari tipologie di rifiuti con un vincolo di destinazione al recupero e riciclaggio presso impianti preventivamente mappati, hanno già al proprio interno sistemi adeguati di tracciabilità dei flussi. Questa, per altro, è la medesima ragione che motiva l’esonero degli stessi consorzi e circuiti organizzati dall’iscrizione all’Albo gestori ambientali previsto dall’articolo 212, comma 5, Codice ambientale, del quale si tratterebbe di replicare la ratio. Appesantire ulteriormente la gestione di tali flussi destinati al recupero e al riciclaggio con ulteriori oneri sulla tracciabilità che dovrebbero essere limitati alla gestione dei rifiuti pericolosi significherebbe penalizzare ancora una volta la competitività di quei settori strategici per il riciclaggio, i quali vanno presidiati proprio in ragione della loro naturale capacità di consentire la valorizzazione e l’impiego delle materie seconde attraverso norme in grado di agevolarne, e non ostacolarne, l’utilizzo.