Rifiuti bollettino di informazione normativa - direttore: Paola Ficco

Valutazioni e proposte

Un passo in avanti, sperando sia nella direzione giusta. È un compito piuttosto arduo dare un giudizio sulle ultime novità che riguardano il Sistri. In tutti questi anni, pieni di problemi operativi e conseguenti polemiche, ci si è forse dimenticati del reale significato dell’acronimo: Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti. Ed è proprio da questo che bisogna ripartire: il Sistri deve e dovrà essere uno strumento in grado di garantire la tracciabilità totale dei rifiuti. Per farlo, non serve aumentare la burocrazia, ma è necessario stabilire regole certe che valgono per tutti.
Da una parte, il nuovo Sistri sembra, almeno sulla carta, aver accolto parte delle richieste degli operatori del settore. Rispetto al passato, c’è stato un maggiore coinvolgimento di tutti i protagonisti della filiera. Il tavolo tecnico di monitoraggio e concertazione del Sistema è composto da forze dell’ordine, dall’Albo nazionale gestori, dalla società concessionaria, dall’Ispra, dall’Agenzia per l’Italia digitale e dai delegati delle associazioni imprenditoriali e dei consorzi maggiormente rappresentativi dei produttori, trasportatori, gestori e smaltitori di rifiuti. Una garanzia, quantomeno teorica, di un confronto reale tra chi ogni giorno è al lavoro per salvaguardare l’ambiente.
Ci sarà meno burocrazia e tutto sarà più semplice, almeno stando alle promesse. Ma la cacciata di inutili cavilli non deve spazzare via regole che devono essere certe e devono valere per tutti, aziende piccole e grandi che siano.
Quel che preoccupa è che il Sistri perda di vista, ancora una volta, il suo obiettivo primario: la tracciabilità. Se lo spirito è quello di monitorare i rifiuti, bisogna tracciarli in toto, senza troppi distinguo e controllando tutti gli attori della filiera, piccoli o grandi che siano.
La speranza è che ci sia un sistema informatico adeguato che, dimenticati i bizantinismi del passato, sia in grado di essere uno strumento chiaro e semplice per tutti, controllori e controllati.
Un tema, questo, che sta particolarmente a cuore a Cobat. Tracciabilità è sinonimo di trasparenza. E con un sistema trasparente il controllato e il controllore riescono a cooperare in maniera più efficace, nell’interesse di tutti, e ad arginare quelle pratiche illegali che danneggiano non solo l’ambiente, ma anche la stessa filiera, che vede lievitare i costi e soffre la concorrenza sleale di chi infrange le regole.
Non si tratta di discorsi ideali o utopistici: lo affermiamo in base all’esperienza ultra venticinquennale nella gestione di prodotti tecnologici a fine vita. Negli anni Cobat si è dotato di un sistema di tracciabilità che consente al Consorzio ed ai suoi Associati di monitorare e seguire quanto immesso al consumo, dalle prime fasi della vendita fino al recupero finale. La continua verifica del posizionamento e dello stato l’avanzamento delle procedure di ordine, ritiro, stoccaggio e trattamento finale offrono la tracciabilità dei prodotti a fine vita in tempo reale. E il successo di questo sistema informatico oggi si deve anche e soprattutto ai nostri partner – dai produttori di beni ai produttori di rifiuto, passando per la rete logistica e gli impianti di riciclo e trattamento – che contribuiscono ogni giorno a costruire una grande casa di vetro fatta di regole certe e trasparenza.